Un anno fa nasceva, un pò per scherzo, questo blog. Come ho sempre affermato l’idea non è partita da me. Io? aprire un blog?! Non sapevo neanche cosa fosse! Tutto nasce da un video di presentazione nel Capodanno del 2008. Quel video, impacciato e goffo, diventa l’imput per creare un vlog a me dedicato da parte del “ragazzodallamillerisorse”, mio fratello. Per i curiosi, ecco come si inaugurava il mio vlog un anno fa:
Ero molto emozionata, me lo hanno scritto in molti allora. Così, dopo un paio di video, ho deciso che l’esperienza da vlogger non mi si addiceva, meglio continuare da mamma blogger. Nonostante negli ultimi mesi abbia trascurato questa finestra virtuale e per così dire “la vita sociale” da blogger (un pò volutamente per evitare che diventasse un’ossessione, come rischiava di essere), nulla toglie il merito che va riconosciuto a questo mondo affascinante in cui ho avuto modo di provare delle belle emozioni positive.
Questo post mi offre quindi la possibilità di ringraziare tutti coloro che sono passati da qui, chi ha trovato interessante questa finestra, chi ha letto con piacere e chi non, chi è passato in silenzio e chi ha lasciato un’emozione.
Per l’occasione, oltre che a cambiare il tema e l’immagine testata (mi ci devo ancora abituare, non ne sono molto convinta!!), regalo a tutti gli internettari un gioco, replicando uno dei primi post che mi ha divertito parecchio (Curiosità. Versi di animali multilingue) e con il quale ho avuto l’occasione di “conoscere” molte mamme di bambini bilingui come lo sono io.
Il primo post su questo argomento ha incuriosito più di 2.400 persone. Beh, effettivamente quando si diventa genitori (di qualsiasi nazionalità) bisogna fare i conti prima o poi con i versi degli animali E siccome anche gli animali parlano lingue diverse, ho trovato molto divertente scoprirlo a mò di gioco. Prima di iniziare ringrazio mamma Donatella che mi ha fatto conoscere i versi degli animali olandesi:
In Olanda:
il gallo fa koeklekoo (si pronuncia cucchelecu)
la mucca fa boe boe (buu buu)
la gallina che fa tok tok tok
il treno che fa tjuk tjuk tjuk (ciuk ciuk ciuk)
Mamma Maria Eugenia dos Santos per i versi brasiliani:
il cane fa Au, au. La gallina e il gallo Cocoricò.
E mamma Betta per la rana australiana : ribbet ribbet
Visto che quest’anno, per Natale, la mia casa sarà letteralemente invasa da giochi, libri e dvd dedicati alla serie tv inglese“In the night garden…”, non potevo non dedicare un post al simpatico Makka Pakka. L’intento del programma è tutt’altro che “invasione” (parola che ho usato ironicamente nel titolo) ma, al contrario, tutto è volto a donare ai bambini un’atmosfera di pace e serenità prima di andare a fare la nanna. Non so quanti in Italia conoscano il programma, ma da quando Fia ha scoperto il tenero Makka Pakka, in Canada, è stato amore a prima vista… tanto che non l’ha dimenticato al ritorno in Italia. Consapevoli di questo, io e mr. Daddy abbiamo provveduto a comprarle i giocattoli dei personaggi prima della partenza. Le sono stati consegnati, però, in Italia al primo “attacco di nostalgia”. Questo programma televisivo, infatti, non è ancora arrivato in Italia (almeno per quanto ne sappia!), ma sono sicura che non si farà attendere a lungo. Nel frattempo, amici e parenti all’estero, al corrente di tutto questo, ci stanno inviando tutti i gadget possibili sul tema “in the night garden…” come doni natalizi!!
Premetto che, in generale, non sono una sostenitrice dei programmi televisivi per bambini, ma sono favorevole alla selezione di quelli più adatti, nonchè i più educativi e affascinanti come, appunto, In the night garden…Nel mio caso, inoltre, questo tipo di serie tv offre a Fia l’opportunità di ascoltare la lingua inglese da fonti diverse dal suo papà. Per chi non sapesse di cosa io stia parlando ecco un breve riassunto sui personaggi e sul programma:
In the night garden… è una serie televisiva proposta dalla BBC ed ideata dagli stessi creatori dei Teletubbies. E’ principalmente indirizzata a bambini molto piccoli, da 1 a 4 anni, con l’intento di rilassarli prima della nanna.
I personaggi principali sono:
Igglepiggle: ogni puntata inizia con l’ immagine di lui su una barchetta. Molto divertente la sua maniera di danzare e saltellare. E’ inseparabile dalla sua coperta rossa, la sua “coperta di linus”.
Upsy Daisy: ha una graziosa vocina, ama ballare e ha dei divertenti capelli che vanno su e giù a ritmo di musica. Rincorre spesso il suo letto. Molto tenera!
Makka Pakka: quando ho realizzato che Fia era letteralemente affascinata da questo personaggio non riuscivo a capirne il motivo. All’apparenza sembra quasi un E.T. Poi, ho realizzato che il piccolino appare nel programma con un Coup de théâtre ed ha un alone di fascino che lo circonda. Amante della pulizia, porta sempre dietro un carrello con una spugna pronta a pulire tutto!
Tombliboos: a mio avviso i più teneri. Ogni volta che Fia li vede esclama: “che carini!” Giocano spesso con i loro mattoncini e adoro il loro modo goffo di muoversi!!
Oltre agli altri personagi come i Pontipines, i Haahoos e Pinky Ponk, non posso dimenticare Ninky Nonk, ilsimpatico trenino che gironzola nel giardino.
Ogni episodio inizia con la scena di un bambino a letto, diverso per ogni puntata, e la voce del narratore che introduce la storia. Nel sito ufficiale si citano i benefici che questo programma potrebbe apportare allo sviluppo dei bambini. Che siano veri o no, in the night garden… rilassa e diverte anche me!! Coinvolgente anche questo sito interattivo.
Scadenze improvvise e richieste urgenti al lavoro, connessione internet a singhiozzo (causa muratori!), lavori di ristrutturazione a casa e chi più ne ha più ne metta!! In tutto questo, se non ho avuto la possibilità di aggiornare il blog, ho almeno trovato il tempo di accompagnare Fia al cinema. Non avevo ancora pensato di portarcela perché non la reputavo un’esperienza urgente al momento, ma è stata la scuola a decidere per me. Inizialmente non avevo aderito perché non avrei potuto accompagnarla, ma la data è stata posticipata così tante volte, che alla fine non ho potuto fare a meno di acconsentire.
Il mio scarso entusiasmo era dato dalla scelta del film: Kung Fu Panda (ancora proiettato a novembre!!!!). A parte il fatto che avrei avuto la possibilità di proporglielo in lingua originale nel volo intercontinentale dell’estate appena trascorsa, e non l’ho fatto, ma non reputo questo film adatto ai bambini di tre anni. Troppe scene ombrose e violente per essere un cartone. Mi hanno stupito infatti le numerose recensioni positive on line (vedi per esempio qui. Anche la recensione del NY Times, nonostante lo contrassegni come un film PG, cioè bambini accompagnati dai genitori, ne parla positivamente) . Certamente va detto che nel film sono anche esaltati valori positivi, come l’umiltà, che probabilmente i bambini più grandi potrebbero apprezzare maggiormente.
Comunque, a parte le critiche al film (che sembrano ormai oltrepassate visto che in Italia è al cinema dal 29 agosto!), il motivo per cui ho deciso di accompagnarla è stato principalmente per farle condividere con i suoi compagni la prima visione del grande schermo. Per me è stato anche formativo. Dalla mia personale esperienza da mamma e dallo scambio di opinioni con le altre mamme che accompagnavano i loro figli ho imparato che, se proprio si vuole portare un bambino di tre anni al cinema, è bene ricordarsi che:
Bisogna scegliere con cura il film da proporre, in modo da coinvolgerli il più possibile. (Un paio di bambini si sono chiesti alla fine del film quando sarebbe iniziato Nemo o Winnie The Pooh!!)
Non fare mai sapere che c’è un bagnoall’interno del cinema!! Parecchi bambini chiedevano in continuazione alle loro mamme di dover uscire urgentemente. (Io ho portato Fia in bagno per distrarla dalle scene che non mi piacevano)
Portare sempre qualcosa da sgranocchiare!!! Per la fretta ho dimenticato il suo zainetto ed ho dovuto accompagnarla tre volte al bar del cinema per comprare pop corn, patatine e altro “junk food” vario!!
Non dire di stare in silenzio con troppa preoccupazione perché la reazione potrebbe avere effetti devastanti!!! La mamma di un compagno di Fia è stata tutto il tempo a dire “stai zitto”!! “non parlare!”. Gli ha persino tappato la bocca per la disperazione, ma lui non faceva altro che parlare per dispetto.
Assicurarsi che il bambino non abbia sonno! Alcune mamme, che hanno scelto un altro turno, hanno rinunciato perché i loro figli si sono addormentati o piangevano perché assonnati.
Nonostante la mia delusione per il film, con grande sorpresa, Fia ha resistito fino alla fine senza capricci, e sembra proprio che questo Panda goffo e buffo le sia comunque piaciuto. Dal sito ufficiale, le ho stampato i disegni da colorare ed ha persino trovato a casa un gadget del maestro Shifu che le avevano dato in viaggio, tre mesi fa, in uno dei Mc Donald’s .
Da un paio di email inviatemi da mamme che chiedevano consigli per scegliere dei validi libri in inglese per i loro figli, prendo l’idea per questo post. Credo molto nel potere della lettura e con Fia abbiamo iniziato veramente presto a leggerle le storie (non necessariamente favole). Aveva pochi mesi, circa 4, quando Mamma e Daddy le proposero dei piccoli libri, già acquistati prima della sua nascita! Vista la sua particolare attenzione per le immagini e l’ascolto della nostra voce serena e compiaciuta per la lettura, da lì ne seguirono decine. Divenne per noi una sorta di “gara” giocosa per chi avesse comprato i libri che l’avrebbero coinvolta maggiormente. Purtroppo devo ammettere che ero quasi sempre io a perdere , non potevo competere con la bellezza delle immagini e l’abilità coinvolgente delle storie inglesi. Quando era irrequieta o piangeva, sapevamo come calmarla, bastava un libro! Credo anche che i libri ci abbiamo aiutato molto per il discorso bilinguismo e per l’evoluzione della sua abilità linguistica.
Quindi, come libri in inglese da consigliare, così come ho scritto anche nelle mie email di risposta, scelgo alcuni classici. Eccoli elencati:
-i libri della collana ladybird. Molto noti anche in Italia. Sono storie consigliate per le prime letture, ma proprio per questo motivo la semplicità delle parole usate e le immagini colorate (soprattutto nel level 1 e level 2) rendono i racconti adatti all’ascolto dei bambini più piccoli. In Italia, ne sono molto fornite le Feltrinelli International.
- I libri di Dr. Seuss, come per esempio The Cat in the Hat e Green Eggs and Ham. Sono brevi e con testi rimati. Molto divertenti!
– Libri di Brian Wildsmith. Sono molto rari, ma le illustrazioni sono molto belle.
- Infine, come non citare le celebri storie di Peter Rabbit, di cui Fia ha anche il peluche. I racconti sono un pò lunghi per bambini molto piccoli, ma non possono mancare nella loro libreria personale.
Di libri in inglese ne esistono a migliaia, proprio perché fa parte della cultura anglosassone. Non voglio entrare nella solita polemica, ma è indicativo della cultura italiana il fatto che proprio l’Italia sia uno dei pochi paesi in cui non esiste un sito amazon? A proposito, consiglio questo sito per chi volesse acquistare libri online. E’ molto efficiente e gli ordini arrivano a casa molto velocemente. Basta cliccare nella sezione books sulla sinistra e poi children’s books e il gioco è fatto. Si può usare, come in tutti i siti, un motore di ricerca interno.
Infine una collana di libri inglesi tradotti anche in italiano è rappresentata dalle storie di Milly e Molly. Forse a prima vista potrebbero sembrare dei racconti per bambine, ma non è detto! Basta scegliere le storie più adatte, come per esempio Milly, Molly e Milos, che si può acquistare on line completo di cd. Compro questi libri con piacere anche perché sono stati un successo con Fia. Gioca con le bamboline Milly e Molly, raccontando le storielle. Ho a casa anche il cd rom, che consiglio per il discorso bilinguismo. In esso infatti trovate 4 storie tradotte in 12 lingue.
In conclusione, qualsiasi consiglio sull’argomento sarà molto apprezzato!!
“Ogni scarrafone è bello a mamma soie”, è risaputo. Per noi mamme e genitori i nostri figli sono speciali ed unici. Qualche volta, però, quelle lodi rivolte esclusivamente per premiarli e gratificarli rischiano di essere un po’ eccessive e potrebbero creare in loro delle aspettative superiori alle loro possibilità, agendo così in maniera controproducente per la loro autostima. Almeno questo è quanto si sostiene in un recente articolo pubblicato in globeandmail dal titolo Want to build your child’s self-esteem? . Si tratta di una sorta di recensione al nuovo libro della psicologa Polly Young-Eisendrath: The Self-Esteem Trap: Raising Confident and Compassionate Kids in an Age of Self-Importance. Secondo nuove ricerche, infatti, le lodi rivolte al talento e all’intelligenza del tipo “sei geniale!” oppure “il tuo disegno è un’opera d’arte!!” non aiutano il bambino al successo, ma al contrario danneggiano la sua futura autostima. I bambini elogiati in quanto intelligenti, speciali e ricchi di talento, secondo tali ricerche, riscontrerebbero a scuola dei problemi nell’affrontare le sfide che non rinforzano i mantra ascoltati a casa. E’ quindi più probabile che tendano ad evitare quegli ostacoli in cui sanno di poter fallire. Come evitare questo? La psicologa fornisce ai genitori un nuovo modello di elogi, che si contrappone alla vecchia teoria degli anni ‘60 e ‘70:
Focalizzarsi sullo sforzo che fa il bambino e sulla sua maniera di affrontare gli ostacoli. Comunicare al bambino la sua normalità.
Lodare i bambini, ma in modo che sia utile per loro, cioè elogiare lo sforzo invece che l’intelligenza. Il messaggio deve essere: “abbi pazienza! Nella vita bisogna guadagnarsi i successi.”
Non esaltare il normale raggiungimento delle tappe dell’infanzia come un evento storico. Per esempio non festeggiare il definitivo abbandono del pannolino come un evento degno di un party.
Insegnare al bambino ad affrontare da soli gli ostacoli, senza risolverli per loro.
Secondo la Young-Eisendrath, se il genitore continua a ripetere al bambino quanto sia speciale rispetto agli altri, l’implicazione che gli trasmette è che sia migliore degli altri, comunicandogli in tal modo di meritare qualcosa che in realtà non ha guadagnato. Più un bambino è lodato più si aspetta che la gente continui a lodarlo. In quest’ottica, dunque, anche con il dire al bambino: “sei bravissimo a disegnare!” si rischia di farlo cadere in quella che viene chiamata Self-Esteem Trap, cioè in una trappola che lo renderà vulnerabile in seguito quando farà uno sbaglio.
Beh, in effetti personalmente ne conosco un paio di queste persone, le quali si sentono continuamente insoddisfatte e pretendono continui elogi ed approvazioni per quello che hanno fatto. E’ come se non riuscissero a valutare da soli il loro operato, ma necessitano del consenso di qualcun altro. Chissà se da piccoli erano sovra-elogiati per la loro intelligenza? Ricordo al liceo alcuni coetanei, ritenuti geniali, non erano neanche capaci di compilare un modulo o un bollettino di conto corrente postale. Ma forse questo riguarda ben altro! O no? Che ne pensano le mamme? Tuttavia credo che le nostre lodi siano fondamentali per la crescita dell’autostima nei nostri figli e se esse perdessero la naturalezza con cui le pronunciamo, potremmo veramente rischiare di compromettere la fiducia che hanno in loro stessi. E’ dunque produttivo seguire i consigli delle nuove ricerche o bisogna interpretarli come una teoria che verrà contraddetta tra pochi anni? Nello schema qui sotto trovate il confronto tra le “vecchie” frasi ritenute errate e quelle con cui dovremmo sostituirle per incrementare l’autostima nei nostri figli! Poi, dite la vostra se vi pare! Il mio parere, come sempre è In Medio Stat Virus!
Come ogni anno, da 8 anni ad oggi (cioè da quando la cultura anglofona è entrata ufficialmente a casa mia ), anche questo 31 ottobre ho preparato la zucca/lanterna, Jack ‘o lantern. Tale tradizione si rinnova ogni anno soprattutto con la nascita della mia piccola. Questa è la zucca più grande che abbia mai intagliato:
L’ho scelta tra una di queste:
Mi piace scherzare ed intagliare queste speciali lanterne. Credo, però, che le tradizioni regionali italiane non debbano essere accantonate, nonostante in molti siti italiani si legga:
Da circa 10 anni, ormai, la festa anglo-americana ha contagiato anche i nostri piccoli che girano per le strade bussando alle porte delle signore ignare che spesso al suon di “dolcetto o scherzetto” chiudono il citofono credendo ad un brutto scherzo. Per questo motivo la mia Sofie, anche se oggi a scuola ha festeggiato Halloween con i suoi piccoli compagni travestiti come lei per l’occasione, domani riceverà in regalo, come tutti i bambini siciliani, un tradizionale pupo di zucchero e la frutta martorana nascosta rigorosamente sotto il letto. Dunque Happy Halloween, ma soprattutto Buon ponte di “Ognissanti” a tutti!!
Con tutte le “avversità” che si sono messe insieme nelle ultime settimane per impedirmi una connessione serena (modem guasto, lavori di ristrutturazione a casa e connessione debole con chiavetta che mi impedisce di lasciare commenti in certi siti!), mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso all’inizio di una nuova esperienza per Fia: la scuola dell’infanzia!! E’ già trascorso il primo mese e i vari timori che avevo inizialmente si vanno affievolendo.
Quando l’ho portata il primo giorno eravamo appena tornati dal viaggio americano. La mia preoccupazione maggiore era di farle vivere troppi cambiamenti in così poco tempo. Di certo, la permanenza dai nonni che vivono in un altro continente era stata abbastanza lunga ed avrei voluto lasciarle un po’ di tempo in più per metabolizzare il fatto che non li avrebbe più visti ogni giorno.
Chissà, poi, se avevo fatto bene ad iscriverla in una classe di coetanei invece di una mista ( cioè una classe formata da bambini di 3, 4 e 5 anni). Alla visione di tutti quei bambini che piangevano, mi ero un pò scoraggiata. “I bambini più grandi, forse, sarebbero stati più tranquilli e le avrebbero dato un ambiente più sereno” ho pensato. Oggi, invece, confermo le ragioni per cui ho scelto di iscriverla in una classe di coetanei: “si confronterà con bambini della sua stessa età, in cui anche i possibili litigi saranno proporzionati a loro”. Ricordo ancora quando un bimbo più grande mi diede un pugno immotivato!( io ho invece frequentato una classe mista)
L’orgoglio di sentirla recitare la poesia sull’autunno o cantare canzoncine e filastrocche diverse da quelle che le ho insegnato è indescrivibile! Adesso che i suoi compagnetti si sono abituati all’idea di andare a “scuola” ogni giorno anche lei ci va più volentieri, nonostante non abbia mai pianto per rimanerci, neanche quando non sono io ad accompagnarla. Mamma e papà, infatti, ci alterniamo in base agli impegni lavorativi. Dalla presenza di mio marito, mamme e maestre si sono accorte del bilinguismo di Fia. Eh, si! Perché in un ambiente di Italiani lei utilizza esclusivamente la lingua più “adatta” con cui comunicare, cioè l’Italiano. A meno che non ci sia la presenza del suo daddy (oppure la mia in un contesto inglese) a “condizionarle” la scelta della lingua. Anche i bambini sembrano affascinati da quel linguaggio, per loro incomprensibile, che Fia scambia con il suo papà, da lei chiamato “Daddy”. E che strano modo ha di salutarlo: “bye bye Daddy!!”
I bambini a quell’età, si sa, imparano velocemente, soprattutto quando qualcosa li incuriosisce. Ecco che, all’incontro per l’elezione del rappresentante dei genitori, la mamma di occhiblu mi racconta un episodio:
Mamma di occhiblu: “Ciao, tu devi essere la mamma di Fia, la bimba bilingue! Qualche volta ho visto tuo marito accompagnarla. Le parla inglese, vero?”
Barbaraland: si, Fia è mia figlia. Conosce l’inglese perché mio marito le ha sempre parlato esclusivamente nella sua lingua.
Mamma di occhiblu: Ho visto che (Cia) occhibluè molto incuriosita ed ha anche imparato da tua figlia qualche espressione in inglese. L’altro giorno ha salutato il suo papà che se ne andava :“Bye, bye, Daddy!”Mio marito, con gli occhi sgranati, mi dice:
“Miii!! (tipica espressione siciliana). Che asilo importante!! le insegnano anche l’inglese!!! “