Con tutte le “avversità” che si sono messe insieme nelle ultime settimane per impedirmi una connessione serena (modem guasto, lavori di ristrutturazione a casa e connessione debole con chiavetta che mi impedisce di lasciare commenti in certi siti!), mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso all’inizio di una nuova esperienza per Fia: la scuola dell’infanzia!! E’ già trascorso il primo mese e i vari timori che avevo inizialmente si vanno affievolendo.
Quando l’ho portata il primo giorno eravamo appena tornati dal viaggio americano. La mia preoccupazione maggiore era di farle vivere troppi cambiamenti in così poco tempo. Di certo, la permanenza dai nonni che vivono in un altro continente era stata abbastanza lunga ed avrei voluto lasciarle un po’ di tempo in più per metabolizzare il fatto che non li avrebbe più visti ogni giorno.
Chissà, poi, se avevo fatto bene ad iscriverla in una classe di coetanei invece di una mista ( cioè una classe formata da bambini di 3, 4 e 5 anni). Alla visione di tutti quei bambini che piangevano, mi ero un pò scoraggiata. “I bambini più grandi, forse, sarebbero stati più tranquilli e le avrebbero dato un ambiente più sereno” ho pensato. Oggi, invece, confermo le ragioni per cui ho scelto di iscriverla in una classe di coetanei: “si confronterà con bambini della sua stessa età, in cui anche i possibili litigi saranno proporzionati a loro”. Ricordo ancora quando un bimbo più grande mi diede un pugno immotivato!( io ho invece frequentato una classe mista)
L’orgoglio di sentirla recitare la poesia sull’autunno o cantare canzoncine e filastrocche diverse da quelle che le ho insegnato è indescrivibile! Adesso che i suoi compagnetti si sono abituati all’idea di andare a “scuola” ogni giorno anche lei ci va più volentieri, nonostante non abbia mai pianto per rimanerci, neanche quando non sono io ad accompagnarla. Mamma e papà, infatti, ci alterniamo in base agli impegni lavorativi. Dalla presenza di mio marito, mamme e maestre si sono accorte del bilinguismo di Fia. Eh, si! Perché in un ambiente di Italiani lei utilizza esclusivamente la lingua più “adatta” con cui comunicare, cioè l’Italiano. A meno che non ci sia la presenza del suo daddy (oppure la mia in un contesto inglese) a “condizionarle” la scelta della lingua. Anche i bambini sembrano affascinati da quel linguaggio, per loro incomprensibile, che Fia scambia con il suo papà, da lei chiamato “Daddy”. E che strano modo ha di salutarlo: “bye bye Daddy!!”
I bambini a quell’età, si sa, imparano velocemente, soprattutto quando qualcosa li incuriosisce. Ecco che, all’incontro per l’elezione del rappresentante dei genitori, la mamma di occhiblu mi racconta un episodio:
Mamma di occhiblu: “Ciao, tu devi essere la mamma di Fia, la bimba bilingue! Qualche volta ho visto tuo marito accompagnarla. Le parla inglese, vero?”
Barbaraland: si, Fia è mia figlia. Conosce l’inglese perché mio marito le ha sempre parlato esclusivamente nella sua lingua.
Mamma di occhiblu: Ho visto che (Cia) occhiblu è molto incuriosita ed ha anche imparato da tua figlia qualche espressione in inglese. L’altro giorno ha salutato il suo papà che se ne andava :“Bye, bye, Daddy!” Mio marito, con gli occhi sgranati, mi dice:
“Miii!! (tipica espressione siciliana). Che asilo importante!! le insegnano anche l’inglese!!! “
Ottobre 28, 2008 at 1:22 pm
anche io sono d’accordo con te sulle classi omogenee, invece qui a milano quasi tutti gli asili prediligono quelle miste. mio figlio si è inserito benissimo, e ha fatto amicizia con bambini di 5 anni, tutto ok quindi, ma ricordo quando l’altro figlio all’asilo si era fatto trascinare a fare dispetti a bambini più piccoli, senza che le maestre se ne accorgessero. per fortuna il mio chiacchierone mi aveva raccontato tutto e sono corsa ad avvisare chi di dovere. una classe di bambini della stessa età è più sicura, e soprattutto i bambini hanno bisogno dello stesso tipo di attenzione da parte delle maestre, ma qui la penso solo io così, le altre mamme non sembra vedano nessun problema.
Ottobre 28, 2008 at 4:15 pm
che telepatia!
tu commentavi da me ed io a leggere questo tuo post… noi siamo ancora in fase traumatica… dopo 3 anni passati insieme 24 ore su 24 questo inizio d’asilo sta risultando un pò difficile… a presto!
Anna
Ottobre 28, 2008 at 10:49 pm
Italianmom: in realtà la classe in cui ho iscritto Sofie è sperimentale, è partita quest’anno. Anche qui la maggior parte delle scuole hanno classi miste. Credo che i bambini della stessa età, anche se hanno sviluppato capacità differenti, possano crescere meglio insieme. Di contro, frequentare una classe con bambini più grandi incoraggia i più piccoli a crescere imitandoli. Inoltre, magari tutte le mamme fossero corrette come lo sei stata tu!!
Cuochetta: ecco, per esempio il tuo blog è uno di quelli che non sempre posso commentare con la connessione debole. Ti capisco benissimo!! Anche Sofie è stata a casa finora, ma il distacco traumatico lei l’aveva già vissuto due anni fa, quando ho ripreso a lavorare. In bocca al lupo.
Ottobre 30, 2008 at 9:16 am
hai ragione, nella classe omogenea i bambini si rapportano con comportamenti uguali, alla stessa portata espressiva…sveva è entrata in una classe eterogenea con bimbi anche di quasi 6 anni e mi sono subito consolata del fatto che lei era in grado di sopportare e difendersi da situazioni dure e lontane dal suo comportamento. però capisco se un bimbo non ha ancora carattere o è anche un pò timido tende ad essere schiacciato da più forti. sostengono che questa sia la vita ed è vero ma allora tutti noi abbiamo l’obbligo di educare i nostri bimbi a d essere forti e determinati anche a tre anni…non è facile…un bacio alla tua piccola Fia…ma che bel nome!!
un bacio
roberta
Gennaio 4, 2009 at 2:33 pm
ahahahhahaahaah