aprile 2008


Galleggia o non galleggia (will it float?) è il format di un gioco molto comune nei varietà americani. David Letterman si divertiva a scoprire quali oggetti galleggiavano e quali invece affondavano. Ecco, forse mia figlia trova lo stesso divertimento…Chissà perchè, ma trova piacere a gettare tutto ciò che trova nell’acqua, atteggiamento molto comune nell’età dei “terribile twos”. Di recente, ha buttato il mio cellulare nel water, in cui sono finiti anche spazzolino da denti, caramelle e roba varia (!?!). Chi legge starà forse pensando: “ma questa bimba è lasciata incustodita?!” Vi assicuro, mi ritenevo una madre molto attenta e previdente, ma quest’anno mi sto mettendo seriamente in discussione: me ne combina sempre una, e spesso io sono a due passi da lei! Odio quelli che mi dicono: “devi stare attenta!!” Mi fanno sentire più inadeguata nel mio ruolo di mamma.

La giornata del 25 Aprile, per esempio, è stata molto intensa, con il sole che splendeva e tanta aria pura. Ho conosciuto una ragazza africana che parla benissimo l’inglese e che abita nella mia zona. I nostri figli hanno fatto amicizia, ma come spesso accade, i bambini desiderano i giochi degli altri… Suo figlio, di qualche anno più grande della mia, aveva messo gli occhi sulla macchinina della bimba. Lei, di contro desiderava il suo video game. Così decidono di scambiarsi i giochi. Il bimbo lo cede ad una condizione : “Non lo rompere!”. Lui si allontana con il gioco di mia figlia e lei tutta contenta con il giochino elettronico. “Che bello, posso rilassarmi un po’, lei sembra tranquilla!”. Penso. Come sempre ecco che me la combina!!! In un lampo la vedo gettare il giochino elettronico nell’unico posto dove c’era acqua sufficiente per bagnare il meccanismo interno. Disperata, cerco subito di asciugarlo, svito con la punta di un coltello la vite per togliere subito le batterie, ma tutto inutile! ( 😦 ) Sembrava che fosse stato nell’acqua del mare per mesi. A questo punto non avevo scelta!!! Imbarazzatissima, affido la bambina ai miei, e mi avvicino alla madre del bimbo, che nel frattempo si intratteneva con altre persone: “Mi dispiace tantissimo!- affermo rossa per l’imbarazzo-“ il bambino gliel’ha prestato, ma mia figlia l’ha buttato nell’acqua”… E tiro fuori il gioco ancora gocciolante.“Potrei sapere dove l’avete comprato, così glielo ricompro!!?”. 😉

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Singhiozzo singhiozzo

Singhiozzo singhiozzo
La pecora nel pozzo
Il cane per la via
Singhiozzo singhiozzo vattene via!

Ho trovato questa filastrocca in un vecchio libro di storielle e tradizioni popolari. Sembra una formula magica! Io e mia figlia ridiamo spesso insieme con giochi, storie, canzoni e favole inventate. Ogni volta che ci facciamo una bella risata, arriva immancabile il singhiozzo. Le ho letto questa filastrocca, si è divertita molto, me l’ha fatta ripetere all’infinito!! ma il singhiozzo era ancora lì. Così, come faccio da sempre, anche quando l’allattavo al seno, le ho dato qualche goccia di limone. Subito il singhiozzo è sparito!!! E’ l’unico rimedio naturale che conosco e che sia efficace. Che sarà mai un pò di singhiozzo, ma a volte è un pò troppo insistente e non vuole mai “andare via”. Ecco quando arriva il “dottor limone,” come lo chiamano dalle mie parti!!! Quando mia figlia aveva pochi mesi, bastava offrirle di nuovo il seno e anche quel metodo era vincente, ma dopo lo svezzamento il limone è stato un utile rimedio!

Il titolo di questo post si ispira all’articolo scritto da Antonella Sorace nel sito del Corriere della Sera. Ma andiamo per ordine. Qualche giorno fa, nella sezione “Italians” di Beppe Severgnini, si è infatti parlato di bambini bilingue. Ad un papà che chiedeva “il metodo più efficace” affinchè la loro piccola assimilasse entrambe le lingue (italiano ed inglese) a livelli di madrelingua, Severgnini ha risposto indicando i link relativi al sito di Antonella Sorace (articolo: “voglio una bimba bilingue”) .Ho letto con interesse l’intervento di Antonella Sorace, “Bambini bilingue? molti vantaggi!”, la quale espone i vantaggi, appunto, (anche “dal punto di vista dello sviluppo cognitivo”) per i bambini che parlano due lingue, sottolineando la situazione “fortunata” per quei genitori che abbiano la possibilità di crescere i propri figli bilingui. Vi consiglio di leggere il suo intervento ( clicca qui per l’articolo originale). La Sorace fornisce inoltre il link per la sua pagina web (che trovate cliccando qui) in cui si può anche trovare un manualetto dal titolo Raising Bilingual Children, scaricabile!!! 😉 (per il link clicca qui). Neanche a dirlo ho scaricato il manualetto, che ho trovato molto chiaro ed istruttivo. E’ interessante leggerlo tutto, ma vi segnalo subito la sezione “Would it be better to start teaching the second language after children have a good start on the first?” che mi sembra un’ottima risposta a quanto citato nel mio precedente post sul bilinguismo ( bilinguismo bimbi: come e quando iniziare).

Come dire, sentendo parlare nostra figlia, io e mio marito capiamo che stiamo andando nella giusta direzione, ma è sempre istruttivo, nonchè confortante averne conferma dagli specialisti. Nella sua pagina web la Sorace accenna al fatto che i bambini che parlano una o più lingue sono considerati “special”: “Yet in modern industrial societies, growing up with more than one language is often regarded as ‘special'”. Mi sono sentita dire spesso che mia figlia sia una bambina prodigio, per il solo fatto che sappia parlare così bene, a poco più di due anni, l’italiano e l’inglese, e che sappia distinguere e riconoscere i numeri e l’alfabeto in entrambe le lingue da quando aveva poco più di un anno (forse ingannati anche dal suo aspetto, che ricorda Shirley Temple). Mi rendo conto che con questa affermazione potrei correre il rischio di apparire snob o superba, ma ricordatevi sempre che sono una mamma!! 😛 Nei paesi anglofoni, non è poi così strano che un bimbo riconosca numeri e lettere in età prescolare, ma comunque non è questo che ci interessa. Il fattore più importante (soprattutto all’inizio) era che lei capisse e si esprimesse correttamente nelle nostre lingue madri. Mia figlia non è una bimba prodigio, è solo una bimba molto curiosa ed intelligente, in più io e mio marito, in quanto genitori, abbiamo avuto la fortuna di essere molto presenti (per il primo anno soprattutto è stata una scelta ben precisa). Ecco come abbiamo cercato di evitare uno dei problemi esposti dalla Sorace del metodo “one-parent-one-language”, e cioè l’equilibrio. La nostra fortuna è stata di conoscere entrambi l’italiano e l’inglese, dunque nessun genitore si sente escluso dalla conversazione in qualsiasi lingua. All’inizio fingevamo di non capire, così lei sentiva la necessità di esprimersi in entrambe le lingue. Le abbiamo fornito molte esperienze e ogni volta che mio marito dice qualcosa in inglese, io gliela ripeto in italiano e viceversa. Se lei si indirizza verso di me in inglese, io (capendo ciò che mi dice) le rispondo in italiano e viceversa per mio marito. Ovviamente, visto che viviamo in Italia, va riconosciuto a mio marito il merito di impegnarsi maggiormente.!

A fine pasto do una fetta di mela (di forma ovale) a mia figlia e lei: “sembra una patatina!!!!” – “si” – rispondo io -“ma la patatina fa male al pancino, mentre la mela è salutare“- e lei: “ciao ciao mela!!!!” 🙂

Questa mattina giocavamo a scambiare i vestiti alle sue bambole ( che lei adora svestire!!!) e cercando di trovare delle scarpette che entrassero ad una delle bambole esclamo: “Guarda, ho trovato una scarpa che le calza a pennello!!!”. Mia figlia mi guarda con l’aria divertita, afferra entrambe le scarpette ed esclama: “Queste sono calza a pennelli!!!!” 😛

Sono già le 14:30, ma lei è molto vivace. Di solito a quest’ora dorme per il riposino pomeridiano. Così le propongo: ” Che dici? Schiacciamo un pisolino??” – e lei, con l’aria curiosa: “lo schiacciamo!!?” 😉

“mamma voglio Pardo” – “ma chi è Pardo?” – “il gatto” – “il gatto ???” rispondo io – “si, il gatto-Pardo!!” :-))

(aggiornamento 17 aprile) Oggi mia figlia scopre nella dispensa la scatola di dadi, incuriosita dall’immagine mi chiede: “chi è?” ed io “è una signora che mangia!” e lei mi corregge “è una signora che assaggia!” – “giusto! brava!” le dico io!. Non soddisfatta mi chiede: “cosa c’è dentro?”- ed io: “ci sono i DADI!”. Lei con l’aria un pò sorpresa 😮 indica il papà (english speaking!) ed afferma decisa “Questo è DADDY” 😛

Iniziano le belle giornate e i capelli di mia figlia sono sempre più belli, ricci e biondi, ma anche difficili da pettinare! Stanno inoltre iniziando ad essere un po’ sfibrati ed avrebbero proprio bisogno di una spuntatina!! Mentre oggi le asciugavo i capelli le ho chiesto:

“che ne pensi? Ti taglio i capelli?”

E lei “no!! Andiamo dalla parrucchiera!”

Devo dire che sono rimasta alquanto sorpresa di questa affermazione in quanto i ricordi dell’ultima volta (in occasione del suo primo taglio di capelli) non sono affatto piacevoli, almeno per quanto mi riguarda! 🙂 La scorsa estate, dopo 20 mesi, mi sono decisa a tagliarle i capelli! Durante tutto il primo anno di età non mi sono posta questo problema visto che era pressochè pelata!! 🙂 Anzi!!! aspettavo che allungassero quei bei riccioli biondi per iniziare a mettere fermacapelli decorati e simpatici elastici (cosa che non avevo potuto fare da piccola su me stessa visto che mia madre me li tagliava sempre!!!! 😦 ). Così un giorno la porto dalla mia parrucchiera di fiducia! Non me la sentivo affatto di tagliarle io i capelli, nonostante abbia una buona manualità. All’arrivo lei è subito attratta da tutti gli oggetti colorati come i prodotti, i dépliants, gli specchi ovali, le sedie e una bimba con cui ha fatto subito amicizia. Ho pensato: “Bene!! l’impatto sembra positivo!!”. Nel frattempo le signore fanno i loro commenti:

“Ma che peccato tagliarle quei bei riccioli biondi!”

“io non li taglierei! a mia figlia non sono più ricresciuti così ricci, le sono diventati lisci dopo che glieli ho tagliati la prima volta!!!”. (mah???)

“No, è meglio tagliarli” risponde l’altra. “Con il taglio le si rinforzano!” (mah????). Nel frattempo era passata un’ora!! e meno male che avevo prenotato e che è la mia parrucchiera di fiducia!!! Arriva il nostro turno!!! Sono un pò preoccupata! avevo infatti letto che i bambini, in occasione del primo taglio, scoppiano in lacrime alla prima ciocca che cade, perchè è come se sentissero perdere una parte di sè!! per non trasmetterle il mio nervosismo, rispondo all’arrivo del nostro turno come se avessi vinto alla lotteria! “eccoci!”. Tutto inutile!!! è scoppiata in lacrime alla caduta della prima ciocca!! una tragedia!!! io non sapevo che fare, non potevo più tirarmi indietro, l’operazione andava terminata!!! Conclusione? Con i capelli tagliati era ancora più bella, se mai fosse possibile! Da allora, ogni volta che prendo il diario della sua crescita, lei vuole vedere la ciocca di capelli che ho conservato. Oggi, ricordando l’episodio di alcuni mesi fa, le ho chiesto:

“ma perchè piangevi dalla parrucchiera?” e lei:”mi spavento dello spruzzatore!!!” 🙂 (le avevo lavato i capelli a casa e avevano usato il vaporizzatore per bagnarle i capelli!!)

Adesso non so se per il secondo taglio di capelli dovrei di nuovo portarla dalla parrucchiera e riprovare, oppure risparmiarle l’avventura e provare a farlo io a casa???

 

Read the article in English.

Qualche mese fa, prima di aprire questo vlog, avevo letto un articolo che parlava di bilinguismo su una rivista a cui mi sono abbonata l’anno scorso (per provarla!!). Riporto alcune affermazioni:

“in ogni forma di bilinguismo […] (diversa lingua tra mamma e papà o diversa lingua dei genitori dall’ambiente circostante), è bene che il bambino cominci a parlare nella lingua materna […] per poi verso i quattro anni, affiancare l’altra con cui è a contatto. Capita spesso, altrimenti, che il bambino indotto a imparare due lingue contemporaneamente sviluppi disturbi del linguaggio, dalla balbuzie al blocco della parola, perchè si crea uno scontro di dure aree linguistiche concorrenti che si inibiscono a vicenda”. (tratto da Insieme, “il lungo viaggio delle parole”, p. 96, ed.gennaio, 2008)

cibofood.jpg Scrivo subito che quanto scritto sopra non coincide affatto con la mia esperienza!! Mi è capitato spesso di leggere affermazioni come quelle citate dall’articolo d’Insieme. Non è infatti un caso isolato! Anche alcuni articoli in web, specifici sull’argomento, sostengono che i bambini bilingue parlino in ritardo o che abbiano maggiore conoscenza di una lingua rispetto all’altra! Ovviamente io parlo della mia singola esperienza di madre, ma niente di tutto ciò corrisponde alla descrizione di mia figlia. Ho iniziato questo vlog accennando il bilinguismo della mia famiglia (leggi primo articolo: Sicilia, Inghilterra, Italia) e adesso completo le informazioni. Io e mio marito siamo una coppia bilingue, nel senso che entrambi conosciamo l’italiano e l’inglese (ma anche il francese!!). La prima, l’italiano, è la mia lingua madre, l’altra, l’inglese, è quella di mio marito. Mia figlia ha poco più di due anni e parla perfettamente italiano e inglese. Ha capito la differenza tra le due lingue: quando dialoga in inglese con suo padre, ed io le chiedo di cosa stanno parlando, lei mi ripete esattamente l’intero discorso in italiano. Sa raccontare favole in entrambe le lingue e parla al telefono sia con i parenti inglesi che con quelli italiani.

Quando abbiamo iniziato? da subito…..anche prima della sua nascita! Mio marito infatti iniziò a parlare in inglese a nostra figlia quando si trovava ancora nel mio grembo:

“Hi sweetheart!! Daddy is waiting for you!!”

Durante la mia gravidanza sono stati molto utili gli scambi di opinione con altre coppie bilingue, che ho avuto la fortuna di incontrare in un convegno. Mi sono fidata molto dei loro consigli e li giro a voi: “iniziate sin da subito!! il prima possibile!! e se siete una coppia bilingue ognuno parla la propria lingua, così come avrebbe fatto con l’insegnamento di una sola!!!”

Continuerò l’argomento in post futuri…. Nel frattempo guardate il nostro video della fattoria bilingue.

Leggi l’articolo in italiano.

A few months ago, before opening this vlog, I read an article about bilingual children in a magazine. I will translate and summarize some sentences:

In each form of bilingualism […] it is better for the child to start by learning just one language. He should start learning the other at the age of 4 to avoid problems such as stuttering or a loss of words (from Insieme, “il lungo viaggio delle parole”, January, 2008, p. 96).

cibofood.jpg I have often read articles about bilingualism like the one quoted above. There are also many posts on the web where it is claimed that bilingual children speak later or they know one of the languages better. Obviously, I can only speak about my own experiences, but this description does not match that of my daughter. My husband and I are a bilingual couple, in the sense that I am Italian and I also speak English, my husband is English, but he also speaks Italian. Our daughter, at the age of only 2, speaks both Italian and English. She understands the differences between the two languages and when she speaks with her father in English and I ask her, “What are you talking about?”, she repeats the dialogue in Italian. She can tell stories in both the languages and she talks on the telephone with English and Italian relatives.

When did we start? Immediately… even before her birth! My husband started to talk to her before she was born:

“Hi sweetheart!! Daddy is waiting for you!!”

During my pregnancy I had the opportunity to meet and talk with bilingual couples. I trusted them and their advice was: “Start immediately !! If you are a bilingual couple each parent speaks his or her own language, as if you had to teach him a single language!!”

I will continue the argument in my next posts….. Meanwhile look at our bilingual “Old McDonald’s Farm” video!!!