maggio 2008


Questo post si divide in due temi, che se volete possono confluire in un unico tema: 1) giochi antichi e moderni e 2) Premio [R]evolution

Giochi antichi e moderni

Ieri, tornando dal lavoro, trovo mia figlia a casa dai nonni con in mano questi giochi. Si divertiva da matti! Li ho guardati bene e subito li riconosco! Ma certo! sono i miei giochi, quando ero piccola! La maglieria magica è più recente e me la ricordo bene, ma la macchina da cucire è stata una vera sorpresa. Non ricordavo più la sua esistenza, nonostante ci giocassi sempre e, soprattutto, non sapevo che fosse ancora “reperibile”. “Ma dove l’hai trovata?” chiedo subito a mia madre! E lei “Sophia mi ha chiesto una macchina da cucire giocattolo, dopo che le avevo vietato di giocare con quella vera. Ho ricordato che ne avevi una, quando eri piccola e l’ho cercata in soffitta!” Una gioia immensa vedere giocare mia figlia con i miei giochi, preferendoli alle migliaia di giocattoli (anche migliori) che lei ha tuttora! Uno di quelli è, per esempio, “Jack in the box”. Ieri pomeriggio sono venuti i cuginetti a giocare ed uno dei giochi più gettonati è stato proprio Jack in the box, un gioco tradizionale inglese, che non è stato facile da trovare in Italia. Mia figlia l’aveva visto in un libro ed abbiamo deciso di regalarglielo alla prima occasione. La foto non rendeva, così ho pensato di fare un breve video. Mi scuso per la qualità: le voci non sono molto chiare e neanche le immagini (perchè era sera), ma ho voluto inserirlo perchè è un gioco che la diverte molto.

Premio [R]evolution

Ringrazio di cuore Paola per avermi assegnato questo premio:

Regolamento:

1. bisogna inserire il banner
2. bisogna linkare il blog che ti ha dato il meme
3. bisogna linkare altri 6 blog (cifra flessibile) che meritano un premio e, se possibile, spiegare il perché. Un blog può ricevere il premio innumerevoli volte!
4. chi riceverà il meme potrà mettere il banner con la coppa in home page sul lato in modo da far vedere il premio ricevuto a tutti i visitatori!

Mi piace l’idea di continuare il meme-game (che dovrei comunque fare secondo regolamento) perchè mi offre l’opportunità di premiare i blog che frequento maggiormente, apprezzando le qualità che mi hanno colpito. Non pretendo che chiunque sia stato premiato da me debba necessariamente sentirsi obbligato a continuarlo. Non leggo tantissimi blog, ma di solito mi soffermo, lasciando un commento, in quelli che mi piacciono. Ne scelgo sei come indicato, che elenco in ordine alfabetico:

mammamsterdam: perchè mi piace il suo stile di scrittura e l’amore che dimostra per la città in cui vive. Tramite il suo blog racconta le esperienze di una mamma italiana ad Amsterdam, offrendo notizie e curiosità su questa città meravigliosa! (in linea di massima è la descrizione del suo blog, ma in realtà il blog offre molto di più!)

paroledicioccolato: il blog della solare Donatella. Quando vado a trovarla mi sento sempre a mio agio. Le nostre bimbe sono coetanee e sono entrambe bilingue!

patatoni: sono due mamme provenienti da culture e tradizioni diverse, che hanno un interesse comune: la crescita e l’educazione dei loro figli. Mi rispecchio spesso nelle loro esperienze ed è stato il primo blog che mi ha colpito perchè parlava anche di bilinguismo.

quattrobastano?: Paola è una grande mamma! ho molto da imparare da lei. Il suo è un blog interessante sia per i racconti di una super mamma di 4 figli, sia per le ricette molto appetitose!

shakespearepoliticsitaly: è un blog che si distacca da quello delle mamme. Ho deciso di linkarlo (anche se non credo parteciperà al meme-game! 🙂 ) perchè è un blog che mi appassiona. Leggendo i suoi post tengo in vita un mio vecchio (ma in me sempre presente) interesse verso un autore come Shakespeare, su cui ho scritto tanto e per il quale ho studiato tanto. Mia figlia si è nutrita con latte materno, al sapore di Othello e Measure for Measure. Nel blog, inoltre, viene descritta l’Italia con gli occhi di un inglese.

theitalianmom: nel suo blog trovo spunti di riflessione sul ruolo di mamma tradizionale e di donna moderna. Vado sempre a leggere ciò che scrive.

Per finire una menzione a mammenellarete per le mamme e al blog di showfarm per lo spettacolo e i nuovi media.

Per chi volesse, può scegliere di continuare il meme [R]evolution aggiungendo il tema giochi della propria infanzia (che magari piacciono anche ai figli) o i giochi/passatempo che più divertono i propri figli!

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Ieri ho pubblicato la ricetta della torta di mandorle e ricotta. Oggi vi racconto i retroscena per la sua preparazione. Per preparare quel tipo di torta avrei impiegato, in passato, una mezzora scarsa: giusto il tempo necessario per macinare le mandorle, unire tutti gli ingredienti, mettere il composto in forno, presto fatto! Adesso invece, da mamma, ho impiegato esattamente il doppio del tempo! L’esperienza in cucina mi dà lo spunto per descrivere le piccole difficoltà che incontro adesso nel fare le cose più semplici come, per esempio, preparare una torta. Chi ha più figli penserà di sicuro: “Beh, ha soltanto una figlia e si lamenta?” Non vorrei essere fraintesa, e non sono neanche una persona a cui piace compiangersi. Il fatto è che ho preso sul serio il ruolo di mamma, che mi appartiene da poco più di 2 anni e mezzo e, avendo soltanto una figlia, tutte le attenzioni sono rivolte verso di lei. Da quando è nata So, trascorro con lei tutto il tempo possibile. Con la ripresa del lavoro, poi, questo atteggiamento (un pò ossessivo, lo ammetto!) si è accentuato. Mentre sono fuori casa, mia figlia rimane a turno con il papà o con in nonni materni i quali, anche loro lavorando, fanno dei salti mortali! quando arrivo a casa (spesso nel primo pomeriggio) ho giusto il tempo per pranzare velocemente!

Di solito raggiungo in macchina la città in cui lavoro; parto la mattina molto presto ed evito i mezzi di trasporto con i quali, al ritorno, arriverei a casa molto più tardi. Il resto del giorno è dedicato alla cura di mia figlia; ma spesso mi ritrovo ad affaccendarmi inutilmente, riducendomi nel fare tutto male ed in fretta. Sosò è nella fase in cui ha attrazione per i pericoli, senza capirne la reale importanza. Di rado quindi mi posso permettere di lasciarla sola in un’altra stanza a giocare… Quando il pomeriggio sono sola con lei (quasi sempre) ho poco tempo da dedicare a ciò che una volta mi piaceva fare. Capita sempre che, entrando in libreria alla ricerca di un libro per me, mi ritrovi nel reparto dei libri per bambini, dimenticando il motivo per cui ero entrata! L’attività fisica è abbandonata da un bel pò (e si vede!!!), ma a volte esco in bici, portando mia figlia nel seggiolino davanti. Devo ammettere che spesso non so organizzarmi!

Ecco che preparare una torta diventa un’impresa! Ad ogni passaggio andavo a controllare cosa stesse facendo nell’altra stanza, ed ogni tanto lei veniva in cucina per attirare la mia attenzione portandomi un libro da leggerle!!! 🙂 Mia figlia è di sicuro ciò che di più bello ed importante io abbia nella mia vita. Ma di recente mi è capitato di desiderare un pò di tempo per me stessa! non sogno chissà che cosa; mi basterebbe soltanto preparare una torta in santa pace o creare qualcosa con la fantasia! L’unico vero passatempo al momento è il blog. Non so se dovrei sentirmi in colpa, ma di sicuro comprerò il libro pubblicato di recente dal titolo Mothers Need Time-Outs, Too di Susan Callahan, Anne Nolen and Katrin Schumann. L’ho scoperto tramite una recensione sul Telegraph dal titolo “Motherhood:selfish mums, sign up here. L’articolo pone una domanda alle mamme : Can a good mother take ‘me’ time? (Una brava mamma può dedicare tempo a sé stessa?). Secondo la testimonianza di alcune mamme, che hanno deciso di dedicare parte della giornata a sé stesse, anche semplicemente per leggere un libro o per fare un bel bagno rilassante, una piccola dose di egoismo le rende più serene e più felici del loro ruolo di mamma! Preparare una torta non è un impegno urgente a cui non si può rinunciare, ma se avessi avuto solo voglia di prepararla, sono stata egoista?

“it’s the cake that is the heart and soul of afternoon tea, the architectural monument that bonds people, pulling them to the table and to the tea-pot.” ( Jill Dupleix, Favorite Foods, Whitecap, 1998, p.171.)

Torta di mandorle e ricotta.

Ingredienti:

400 g di mandorle macinate
100 g di farina ‘00′
300 g di zucchero
4 uova
250 g margarina
cannella
1 busta di lievito

  • 500 g di ricotta condita con cioccolato e zucchero

In una ciotola mescolare mandorle macinate grossolanamente, farina, zucchero, uova, margarina ed infine il lievito. Versare metà dell’impasto in uno stampo imburrato ed infarinato. Aggiungere la ricotta condita e coprire con il rimanente impasto. Cuocere in forno a 180° C per mezzora. Abbassare la temperatura del forno e far cuocere per altri 45 minuti.

Con questa torta, che ribattezzo “torta Lù”, perchè è la preferita di mio fratello, partecipo al meme di Laura che prevede “qualcosa preparato con il tè, o perfetto per un tea time…” E’ una torta che mangio da tanto tempo, mia madre la prepara sempre, dunque forse non è una ricetta originale, ma non ho nessuna pretesa per questo gioco, visto che vi partecipano bravissime cuoche. Ho deciso di “concorrere” per il solo gusto di giocare e condividere una delle mie vecchie passioni: cucinare!

E’ pomeriggio, sono di fretta…come sempre! Mentre guido, cerco di organizzare mentalmente il tempo rimasto a disposizione… Noto un bambino, avrà avuto 8 anni. Con l’aria tranquilla e soddisfatta, tiene stretta la mano della sorellina (suppongo) all’uscita della scuola dell’infanzia (scuola materna). “Ma guarda!” – mi fermo a pensare – “Che carino! È andato a prendere la sorellina! Ed ecco che i miei pensieri volano via nei ricordi di quella volta quando anch’io, all’età di 9 anni, fui incaricata di andare a prendere il mio fratellino di 5 all’asilo dietro l’angolo. Mi sentii fiera e responsabile!

“Adesso sono mamma!” – dico tra me – “Chissà se oggi darei lo stesso incarico a mia figlia?” Mi do subito una risposta decisa: “Non credo! i tempi sono cambiati!”

Neanche a farlo apposta, al ritorno a casa, mio marito mi riferisce di un articolo letto in internet su una nuova ondata americana: il free-range child” o free-range parenting, un metodo di educazione nuovo o retro (fate voi!) adottato da alcuni genitori. In parole povere, basta con le lezioni di nuoto a tre mesi, basta con le flash cards, basta col tenere i figli per mano, e soprattutto basta con iper-genitori che organizzano mille impegni per i loro figli! L’alternativa? Gioco all’aria aperta e maggiore senso di responsabilità sociale…anche a costo di mandare il proprio figlio di 9 anni da solo nella gigantesca metropolitana di Toronto! La mamma di questo ragazzino, la giornalista Lenore Skenazy, ha anche aperto un blog: Free Range Kids. Le 100.000 visite ricevute in un mese sono il segnale di una svolta? Mamme come la SKenazy asseriscono che lasciare giocare i propri figli per la città li protegge da un possibile fallimento futuro nel corso della loro vita. L’obiettivo consiste nel fare acquisire ai figli abilità sociali tramite reali esperienze di vita. Insomma, una sorta di ripensamento del ruolo del genitore, il quale fa un passo indietro a vantaggio del tempo libero (e non organizzato!) dei figli. Tali genitori adottano il “free-range approach” che non si limita soltanto al gioco, ma consiste anche nel dare maggiori libertà ai figli, come per esempio andare a scuola a piedi o rimanere a casa soli.

Stop dunque anche alle flash-cards, colpevoli di trasmettere ai bambini più ansia e bloccare la loro creatività! Vi confido che quando mio marito tornò a casa con quel tipo di carte, rimasi a dir poco stupita. Gli dissi: “ma che devi fare con quelle?!” Poi, dopo aver visto il suo modo giocoso di proporle a nostra figlia, la quale sembrava solo divertirsi ed imparare, le ho guardate con meno scetticismo. Non credo che siano questo tipo di cose a bloccare la creatività di una bambina. C’è di peggio!

Per quanto riguarda il “free-range approach” (approccio a campo libero!) credo che come sempre valga la regola: In Medio Stat Virtus. Secondo me bisogna evitare ogni tipo di eccesso.

Chissà se la moda del “free-range child” arriverà anche in Italia? Anche noi genitori italiani rischiamo l’hyperparenting organizzando, sin dai primi mesi di vita, mille impegni ai nostri figli? oppure resta soltanto una moda americana? E ancora: Dovremmo fare anche noi un passo indietro nell’educazione dei nostri pargoli?

Tanti impegni in questi giorni… dunque un post breve soltanto per descrivere la crescente curiosità linguistica di mia figlia e la sua voglia di sapere nelle due lingue, italiano e inglese, tutti i termini che impara. Ha capito che ogni cosa, ogni essere animato e non, ha un nome… dunque continua ad interrogarci su tutto quello che le capita di sentire e di vedere, chiedendo con impeto: “Come si dice ‘x’ in italiano?” “How do you say ‘y’ in English?”. Certe volte succede anche che sia lei a farci da “traduttrice”, come nel caso delle stelle filanti, rimaste da carnevale. “Stelle filanti?”- chiede mio marito. “Streamers, Daddy!” risponde mia figlia!

Devo ammettere che spesso trovo un po’ di difficoltà nel fare al volo (come pretende lei!) la traduzione simultanea in italiano, essendo l’inglese una lingua più diretta. Ecco che al parco: “Mamma! ‘Seesaw’ in italiano si dice….?” Oddio! Penso un attimo…:“Altalena…a bilico!!”. Avete un termine migliore? Ammetto che il corrispettivo inglese è più simpatico, infatti mia figlia lo preferisce. Mr Daddy le insegna tantissime parole inglesi e soprattutto i nomi di animali. “Mamma, ‘flamingo’ in italiano si dice…?”- “Fenicottero…tesoro!”; – “Mamma…..’puffin’ in italiano si dice…?”. “Ehm….aspetta un po’…!” Ecco quando arriva il supporto del dizionario bilingue! Velocemente vado a cercare: “pulcinella di mare!”. Pfiu! Per questa volta mi è finita bene! 😉

Amo la primavera per i colori e gli odori che regala. Quando ho un pò di tempo, porto mia figlia in campagna ad ammirare la bellezza del paesaggio. In questo periodo dell’anno i campi sono pieni di margherite gialle e di fiori colorati. Così, ho rubato alla natura qualche pennellata di giallo, raccogliendo delle margherite selvatiche. Con l’aggiunta di qualche fiore acquistato dal fioraio e con un pò di fantasia ho creato questo cesto. Ho sempre amato “creare” con le mie mani, ma dopo la nascita di mia figlia (la mia creazione più riuscita!), avevo accantonato questa mia passione. In questi giorni la tentazione è stata troppo forte…. così ci sono “ricaduta” 🙂 .

Creare questo cesto è molto semplice!

Cosa occorre:

  • Una ciotola
  • Pellicola trasparente
  • Spago canapa in gomitolo
  • Colla vinilica, diluita con acqua (stessa quantità colla/acqua)
  • Pennello piatto
  • Fiori
  • Spugna da fioraio

Foderare una ciotola con pellicola trasparente. Attorcigliare lo spago, per dare più particolarità al cesto, ed iniziare ad avvolgere il filo attorno alla ciotola, passando una mano di colla vinilica ogni tre giri. Creare una trama più fitta possibile, in modo che la colla leghi bene i fili intrecciati. Un consiglio: Per cominciare si può attaccare l’estremità del filo con un nastro bi-adesivo. Se il filo è troppo rigido potete bagnarlo e diventerà più facile da lavorare, aumentando l’aderenza.

Ultimato il cesto, avrà un colore biancastro per via della colla; ma una volta asciugato il biancastro sparirà e rimarrà soltanto un effetto invecchiato, che mi affascina molto! Non sembra proprio un cesto in vimini?

Staccare delicatamente il cesto asciutto dalla ciotola (una volta asciutto risulterà rigido grazie alla colla vinilica e facile da staccare). Per abbellire il cesto ho aggiunto un nastro con fiori, che mi era stato regalato una volta con una bomboniera.

Modellare la spugna da fioraio con un coltello o un trincetto. Mettere una spugna dentro una ciotola con acqua in modo che l’assorbi tutta lentamente. In questo modo la spugna non gocciolerà. Se si vuole, si può proteggere il fondo del cesto con un pò di pellicola trasparente. Iniziare ad inserire i fiori, tagliando lo stelo molto corto.

Io ho iniziato dall’esterno perchè mi piaceva creare una cornice da riempire poi con gli altri fiori. Ho comprato le margherite grandi (gerbera) di colore giallo perchè il loro colore si intonava con le margherite selvatiche, che ho posto al centro. Gli altri fiori viola e bianchi li ho scelti perchè mi piaceva il loro nome: garofani dei poeti. Un consiglio: Le margherite hanno lo stelo morbido. Di solito i fiorai usano gli spilli per applicare questo tipo di fiori ma, essendoci mia figlia sempre alla ricerca di guai, ho usato i comuni stuzzicadenti.

Ed ecco il cesto finito! E’ la prima volta che lo faccio. Che ve ne pare? Non so se avrò più il tempo di rifarlo, ma mi piace sempre regalare le cose che creo, quindi questo si è trasformato in un regalo per la mia mamma!

“You dream”, he said, “because of the child
Asleep in the nest of your body, who dreams”

(The Dream, Stephen Spender, Collected Poems 1928-1985, Faber and Faber, 1985, p. 131)

“Tu sogni”, egli disse, “grazie al bimbo
addormentato nel nido del tuo corpo, che sogna!”

Giusto due versi (che ho provato a tradurre velocemente) e la foto della margheritina che mia figlia ha raccolto per me questa mattina ( e per me è stato il più bel regalo del mondo!)…per augurare a tutte le mamme:

Buona festa della mamma!!

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