E’ pomeriggio, sono di fretta…come sempre! Mentre guido, cerco di organizzare mentalmente il tempo rimasto a disposizione… Noto un bambino, avrà avuto 8 anni. Con l’aria tranquilla e soddisfatta, tiene stretta la mano della sorellina (suppongo) all’uscita della scuola dell’infanzia (scuola materna). “Ma guarda!” – mi fermo a pensare – “Che carino! È andato a prendere la sorellina! Ed ecco che i miei pensieri volano via nei ricordi di quella volta quando anch’io, all’età di 9 anni, fui incaricata di andare a prendere il mio fratellino di 5 all’asilo dietro l’angolo. Mi sentii fiera e responsabile!

“Adesso sono mamma!” – dico tra me – “Chissà se oggi darei lo stesso incarico a mia figlia?” Mi do subito una risposta decisa: “Non credo! i tempi sono cambiati!”

Neanche a farlo apposta, al ritorno a casa, mio marito mi riferisce di un articolo letto in internet su una nuova ondata americana: il free-range child” o free-range parenting, un metodo di educazione nuovo o retro (fate voi!) adottato da alcuni genitori. In parole povere, basta con le lezioni di nuoto a tre mesi, basta con le flash cards, basta col tenere i figli per mano, e soprattutto basta con iper-genitori che organizzano mille impegni per i loro figli! L’alternativa? Gioco all’aria aperta e maggiore senso di responsabilità sociale…anche a costo di mandare il proprio figlio di 9 anni da solo nella gigantesca metropolitana di Toronto! La mamma di questo ragazzino, la giornalista Lenore Skenazy, ha anche aperto un blog: Free Range Kids. Le 100.000 visite ricevute in un mese sono il segnale di una svolta? Mamme come la SKenazy asseriscono che lasciare giocare i propri figli per la città li protegge da un possibile fallimento futuro nel corso della loro vita. L’obiettivo consiste nel fare acquisire ai figli abilità sociali tramite reali esperienze di vita. Insomma, una sorta di ripensamento del ruolo del genitore, il quale fa un passo indietro a vantaggio del tempo libero (e non organizzato!) dei figli. Tali genitori adottano il “free-range approach” che non si limita soltanto al gioco, ma consiste anche nel dare maggiori libertà ai figli, come per esempio andare a scuola a piedi o rimanere a casa soli.

Stop dunque anche alle flash-cards, colpevoli di trasmettere ai bambini più ansia e bloccare la loro creatività! Vi confido che quando mio marito tornò a casa con quel tipo di carte, rimasi a dir poco stupita. Gli dissi: “ma che devi fare con quelle?!” Poi, dopo aver visto il suo modo giocoso di proporle a nostra figlia, la quale sembrava solo divertirsi ed imparare, le ho guardate con meno scetticismo. Non credo che siano questo tipo di cose a bloccare la creatività di una bambina. C’è di peggio!

Per quanto riguarda il “free-range approach” (approccio a campo libero!) credo che come sempre valga la regola: In Medio Stat Virtus. Secondo me bisogna evitare ogni tipo di eccesso.

Chissà se la moda del “free-range child” arriverà anche in Italia? Anche noi genitori italiani rischiamo l’hyperparenting organizzando, sin dai primi mesi di vita, mille impegni ai nostri figli? oppure resta soltanto una moda americana? E ancora: Dovremmo fare anche noi un passo indietro nell’educazione dei nostri pargoli?