giugno 2008


“Who could know you half as well as I?
I always feel you near me,
In every song the morning breeze composes
In all the tender wonder of the roses
Each time the setting sun smiles on the sea
Estate” By Shirley Horn, Estate

Un post al volo per annotare, come facevo una volta sul diario, il piacevole fine settimana trascorso in compagnia di altre 200 persone. Il mio 33° compleanno è coinciso, infatti, con l’invito ad una festa all’aperto: un mega porta-teco party, noto in inglese come potluck dinner, una festa in cui ogni invitato porta una pietanza a scelta e viene imbandito un buffet. Mi è sempre piaciuto partecipare alle feste di questo tipo perchè, dopo la cena, scambiarsi i complimenti per la pietanza preparata diventa un’occasione per socializzare. Ricordo ancora quando alcuni amici inglesi parteciparono ad un potluck tutto italiano. Con gli occhi sgranati, non credevano ai loro occhi nel vedere tante prelibatezze della cucina italiana ( e in più fatte in casa!). Ogni volta che ci vediamo, non manca un accenno al cous cous di pesce che preparai per quell’occasione.

Sophia si è divertita tantissimo insieme ad altri bambini con i quali ha potuto giocare in tutta libertà nel vasto spazio a disposizione. Dopo aver mangiato, tutti in pista per smaltire. Io e il mio consorte abbiamo cercato di ricordare i passi di danza latino-americana imparati durante i due mesi invernali nel breve corso di ballo….ma tra Sòfie che insisteva di ballare con noi e la nostra memoria che ha fatto cilecca, il risultato non è stato dei migliori… 🙂 Tanto divertimento, però! Era da anni che non festeggiavo il mio compleanno con così tante persone! Altrettanto imbarazzo, infatti, quando gli auguri mi sono arrivati da un microfono rimbombante!! Che non se ne abbiano a male coloro da cui ho ricevuto regali, ma il “Tanti auguri/Happy birthday” cantato dalla mia piccola Sophia è, in assoluto, il più bel regalo ricevuto nella mia vita!

Infine, buon ascolto con Shirley Horn Forse perchè sono nata in questa stagione, l’estate riesce sempre a rigenerarmi e caricarmi di nuova energia

Rimasta sola, Macchietta si gira verso il sole. Ma non ha più voglia di staccarlo dal cielo. – Il sole non è il tesoro che cercavo. Lo splendore della sua luce e il calore dei suoi raggi fanno di lui il tesoro della vita.” Tratto da Il Sole a che cosa serve? di Sophie Bellier, Larus, 2003.

Quando ero ragazza, le vacanze estive erano sinonimo di sole e mare nella spiaggia della mia cittadina. I giorni estivi erano intervallati da qualche viaggio sparso nei paesi anglofoni. Da quando conosco mio marito, i due fattori si sono esattamente invertiti: vacanze estive nei paesi anglofoni intervallate da giorni al mare. Resto comunque profondamente affascinata dal mare, che per forza di cose fa rima anche con sole. Ecco che, appena ho avuto il primo momento libero dall’intenso lavoro di queste ultime settimane, ho lasciato tutto quello che avrei dovuto fare a casa ed ho portato mia figlia al mare, che tra l’altro era molto nervosa per le mie insolite assenze prolungate! Ho fatto finta di non notare che il costume acquistato l’anno scorso a fine estate mi venisse leggermente stretto e, bianca come la neve, mi sono diretta in auto verso il mare!! (per i figli questo ed altro!!! non l’avrei mai fatto qualche anno fa!).

Quando penso al mare e al sole mi vengono in mente solo cose positive, nonostante negli ultimi anni, a contatto con english speakers, ho sentito solo pareri negativi. Ero sicura che cercando tra i giornali inglesi online avrei trovato qualcosa in merito. La ricerca non è stata così difficile, ed è stata esaudita collegandomi nel primo sito della lista. Nella sezione life & style di “The independent” esce oggi un articolo “How to have a healthy holiday” (per il resto molto interessante, devo ammetterlo!) in cui, nello stile inglese, si demonizzano ancora una volta i raggi solari: “It is also the quickest route to skin cancer and to accelerated ageing…..Children (and adults) with fair skin are at the greatest risk.” Assolutamente d’accordo con il fatto che un’eccessiva esposizione al sole possa provocare danni alla pelle, ma forse perchè me lo sono sentito ripetere un pò troppo spesso (senza nessun motivo fondato nei miei confronti), ho deciso che nel mio blog parlerò degli effetti positivi che mi hanno regalato il mare ed il calore del sole. Voglio precisare però, come ho commentato anche su un blog amico, (che segnalo anche per le regole per proteggere i bambini dal sole), che proteggo mia figlia con un filtro solare ad altissima protezione, visto che ha una pelle molto chiara, ed evito di portarla al mare nelle ore più calde che, dietro consiglio del pediatra, vanno dalle 10:00/10:30 alle 17:00/17:30. Non sono però lo stile di mamma, come la mia cara amica inglese che, ospite da noi l’estate scorsa con la famiglia, ha costretto il suo bimbo di 5 anni anni a restare in spiaggia con una sorta di muta subacquea nera, solo per evitare il contatto della sua pelle con il sole.

Fermo restando che l’esposizione controllata ai raggi solari arricchisce l’organismo di vitamina D, questi sono i benefici del mare che conosco da mamma (che non è medico!!!):

  • l’aria del mare è molto ricca di iodio in particolare nelle ore del mattino
  • passeggiare in acqua favorisce la circolazione del sangue. (Ho provato un gran sollievo alle mie gambe stanche!)
  • passeggiare nella sabbia a piedi scalzi aiuta a combattere i piedi piatti nei bambini.
  • l’acqua del mare è un aerosol naturale ed aiuta i bimbi a liberare il nasino raffreddato
  • mia figlia si stanca tantissimo, con il risultato che mangia con più appetitto e la sera dorme più serenamente.
  • Ha, inoltre, imparato a camminare (due anni fa ormai) grazie anche alla sabbia del mare, sulla quale aveva meno paura di cadere.
  • per finire, ma non meno importante, il mare migliora l’umore. Mia figlia, nervosa per la mia assenza, è ritornata felicissima per aver trascorso con la mamma quelle ore spensierate, nuotando insieme nell’acqua salata. Per quanto riguarda la mamma, ha dimenticato per un pò i motivi che l’hanno tenuta giù di tono negli ultimi giorni.

Segnalo inoltre un sito italiano in cui si dice che “i bambini devono essere portati in vacanza perché possano godere dei benefici del sole e dell’aria pulita.”

E allora chi bisogna ascoltare, coloro che asseriscono i benefici del sole e del mare a tutti i costi o chi ne evidenzia gli aspetti negativi, come fanno gli inglesi? Io sono del parere che con i giusti accorgimenti ci sono soltanto lati positivi nel portare i bimbi in spiaggia!!!

Settembre: gioco preferito di Sòfie: il suo trenino di legno. Costruisce il circuito con i binari e poi sposta il suo trenino dalla stazione di partenza a quella di arrivo, che guarda caso hanno lo stesso nome delle reali stazioni da cui parte e arriva la mamma per andare al lavoro.

Dicembre: gioco preferito di Sòfie: la cucina giocattolo. Cucina alle sue bambole i loro cibi preferiti…proprio come fa la mamma durante le vacanze natalizie.

Giugno: gioco preferito di Sòfie: macchine di ogni tipo! La mustang della barbie per portare le bambole al parco o in giro a trovare le amichette, la macchina bilingue a cui raccontare le storie, l’auto elettrica su cui salire e andare al lavoro…proprio come fa adesso la mamma.

Non è proprio l’immagine che mamma Barbara si era fatta di sè stessa, ma forse le poteva andare peggio! Quante volte l’ideale delle mamme corrisponde a quello che realmente hanno i figli?

Visto che le piace tanto giocare con i mezzi di trasporto della mamma, chissà se a luglio giocherà con l’aereo… questa volta per partire insieme a mamma e papà e trascorrere meravigliosi momenti insieme!!


E’ stato amore a prima vista quello tra Nonno F. e la “figghia mia”, come la chiama lui. Quando diedi ai miei genitori la notizia della mia gravidanza iniziarono subito a fantasticare sul loro futuro da nonni. Tra le varie ipotesi c’era quella di mio padre di andarle a comprare, un giorno, il gelatino tenedola per mano. “Che sogni a lungo termine che fai papà!” risposi io ancora alla 12ª settimana. Il giorno della nascita di mia figlia mi resi conto che quel sogno, nei suoi pensieri, non era un futuro così lontano! Una delle prime cose che mi chiese a poche ore dalla nascita fu: “Ba? posso andare a comprarle il gelatino?” 🙂 “ma papà, è appena nata!!!!!” Per l’approvazione di quel gelatino dovette aspettare parecchi mesi, ma quello fu l’inizio di un amore incondizionato e soprattutto ricambiato! Sòfie ha avuto sempre un debole per il nonno F. e lui, dal canto suo, è andato completamente fuori di testa! E’ al suo completo servizio, tant’è che certe volte mi obbliga a qualche rimprovero per la sua eccessiva disponibiltà: “ma papà! non la devi far vincere sempre, crescerà viziata!” “Beh!” -risponde lui- “io ce l’ho avuto il tempo per dettare leggi, adesso lasciami divertire!” La stessa cosa vale per la nonna R., la quale essendo una giovane nonna lavoratrice fa dei salti mortali per gestire il suo neo-ruolo, ma lei, in più, si sente addosso il “compito educativo!” (che non sempre corrisponde con il mio).

Io credo che il ruolo dei nonni e l’affetto che donano ai nipoti siano importanti per la crescita di un bambino. Purtroppo Sòfie ha vicini soltanto i nonni materni (ed anche questa è stata una nostra scelta che ritengo privilegiata). Granny M. e granfather B. li sente spesso al telefono. I nonni lontani cercano di essere presenti tramite pacchi regalo e lunghe telefonate. L’ultima volta che vennero a trovarci fu un periodo di pochi giorni, ma fu sufficiente per insegnarle le prime paroline inglesi.

Ricordo bene i miei nonni. La mia nonna paterna non l’ho mai conosciuta, ma i miei nonni materni sono stati per me dei veri sostituti ai miei genitori. Quando i miei erano impegnati con il lavoro, io e mio fratello trascorrevamo parecchio tempo con loro e mia nonna era spesso per me una confidente.

Ho apprezzato soltanto successivamente l’amore dei miei nonni, uno dei quali ho perso troppo prematuramente. Nonostante gli volessi un gran bene, non capivo perchè dovessi riamanere con loro, invece che con i miei genitori, “Quando sarò grande” -mi dicevo- “non lascerò mai i miei figli per andare a lavorare!” ed intanto speravo che mia mamma perdesse al più presto il lavoro.” Adesso che mi ritrovo ad essere “a “time-poor” working mum”, per usare il termine di In questo momento, per esempio sono le 15:00 e mi trovo in un’altra città aspettando di riprendere a lavorare. Tornerò questa sera. Mia figlia è con i nonni e questo mi fa stare serena, nonostante li chiami mille volte per sapere: “come va?”

Nell’articolo del times si trovano diverse testimonianze sul valore dei nonni e si cita anche una ricerca condotta dalla Oxford University, che dimostra come la relazione tra nonni e nipoti contribuisca al benessere di entrambi. Sembra che gli adolescenti non soltanto rivalutino i legami intergenerazionali, ma che l’attiva partecipazione dei nonni ai loro hobbies ed interessi li renda migliori adolescenti, allontanandoli da problemi sociali e caratteriali. I nonni diventano quindi confidenti ed educatori, giocando un ruolo fondamentale in caso di separazione tra genitori.

Sembra che anche Barack Obama debba il suo successo e la sua carriera ai suoi nonni, supplendo ai genitori.

Concludo con una frase di mia madre, che a sua volta la prese dalla sua mamma: “I nonni sono importanti e con i nipoti si vogliono un gran bene, ma……la mamma è sempre la mamma!!!

Busiati con l’aglio

Ingredienti:
Per la pasta: farina di grano duro, acqua tiepida, sale.
Per il pesto: aglio, sale, basilico, pomodori, mandorle tostate, pepe, olio d’oliva extravergine, parmigiano.
Preparazione:
Con la farina, l’acqua tiepida e il sale preparate i busiati (vedi video sotto)
Pestare in un mortaio aglio con un pò di sale, fino ad ottenere una crema (di solito uso uno spicchio d’aglio piccolo a persona e a fine pasto elimino tutto con Listerine! 😉 ) . Aggiungere il basilico e i pomodori tagliati. Versare in una ciotola ed aggiungere molto olio e pepe. Dopo aver cotto i busiati, condirli con il pesto di aglio e pomodori e spolverare con mandorle tritate grossolanamente. Finire il piatto con un pò di parmigiano a scaglie.

I busiati “cu l’agghiu” e i “lemon muffins” sono due piatti tipici, il primo della mia regione (la Sicilia) il secondo di quella di mio marito (nord-America). Io credo che il valore sentimentale legato al gusto e all’odore dei piatti della propria infanzia siano impressi, in maniera indelebile, nella nostra mente. Preparo spesso queste pietanze. La pasta con l’aglio è legata ai dolci ricordi dell’infanzia (quando la preparava mia nonna, aggiungendo anche le patate bollite), ma anche alla spensieratezza adolescenziale delle innumerevoli scampagnate con gli amici, in cui la pasta con l’aglio la faceva da padrona!

Per quanto riguarda i busiati, poi, è un piatto che ho voluto anche nel menu del mio matrimonio. Ricordo di avere imparato a farli guardando una zia ultraottantenne mentre li preparava con quelle mani raggrinzite, ma ancora energiche! I busiati prendono il loro nome dal buso, cioè il ramo di disa. Io ho invece utilizzato uno dei ferri per lavorare la lana, che ormai conservo con il mio piccolo “scannaturi”, una tavolozza di legno che serve come piano di lavoro per gli impasti fatti in casa.

La ricetta dei muffins al limone è invece estrapolata dal ricettario di mia suocera, che mi sono spulciato per bene (ovviamente con il suo permesso!) per preparali al ritorno dal primo viaggio in America (2003) al mio neo-marito (ai tempi!), in modo di non fargli scordare il sapore e i profumi di casa. La materia prima, i limoni, qui non mancano di certo!

Muffins al limone
Ingredienti:
300 g di farina (2 cups)
80 g di zucchero (4 tablespoons)
mezza busta di lievito
1 uovo
180 ml di latte (0.75 cup)
60 ml di succo di limone (0.25 cup)
buccia di limone
60 g di burro sciolto ( scusate l’aggiornamento, l’avevo dimenticato! 😛 )
Mescolare tutti gli ingredienti (consiglio il lievito per ultimo) e versare il composto negli stampini per muffins, imburrati. Mettere in forno a 180 °C gradi per circa 15 minuti.

E poi si dice: “Moglie e buoi dei paesi tuoi!” Eppure credo che queste due pietanze formino un connubio perfetto! Mi sembrano andare molto d’accordo!…e poi…il frutto della loro unione è così speciale! 😉

Infine, regalo a chi vorrà il video della preparazione dei busiati, per offrire la stessa opportunità che ho avuto io: osservare come si fanno!!

Come la zia, li ho fatti in silenzio (anche perchè mia figlia dormiva! 🙂 )……

Da qualche settimana ho fatto il grande passo! Ho lasciato mia figlia senza pannolino e poi ho pensato: “si salvi chi può!!!” Quando l’ho raccontato al telefono alle mie amiche mi hanno detto: “ma sei pazza ad iniziare a maggio??? Se dovrà fare il “laghetto” lo farà lo stesso – ho pensato- sia che sia maggio, sia che sia agosto. Visto che ad agosto, poi, sarò ospite in America a casa di mia suocera… non credo sia il caso!!! A settembre inizierà la scuola dell’infanzia e, visto che lei sembra molto impaziente di andare a giocare con altri bambini, bisogna prepararla. Non la prenderanno con il pannolino!

Non mi sono curata di chi, qualche mese fa, con il tono un po’ canzonatorio le diceva: “ma come, parli così bene l’italiano e l’inglese e ancora a due anni ti fai la pipì addosso? Che vergogna!” Di solito sono una persona molto garbata, ma in questi casi divento una belva inferocita, rispondendo: “Scusa, ma tuo figlio a due anni comandava i suoi bisogni fisiologici verbalmente?” “Beh…-risponde adesso imbarazzata- “veramente mio figlio a due anni ancora non parlava ed ha imparato ad usare il vasino a tre anni e mezzo!” Almeno è stata sincera nella risposta!!! Insomma ho iniziato e, ovviamente, sarebbe stato più facile provare a luglio perché sarei stata più libera dal lavoro e i vestiti si sarebbero asciugati prima! I primi giorni sono stati terribili! Resta il fatto strano che mia figlia rifiutava di dirmelo e ogni volta che le chiedevo: “Gioia, hai bisogno di andare in bagno?” lei rispondeva: “No!”…dopo un po’, laghetto in arrivo! Per lo stesso motivo, l’estate scorsa avevo desistito. Mi sono detta: “non è ancora pronta!” Ripensandoci, forse non ero pronta io! Ho letto solo adesso ciò che dice il Dr. Spock:

everyone talks about the child’s readiness to be trained. Parents have to be ready, too.” (“Toilet training, soiling, and bed-wetting”, in Benjamin Spock, Dr Spock: Baby and Child care, 8th edition, p.375)

Dr. Spock è un libro che mio marito, come tutti gli americani, considera un manuale prezioso, ma che io ho, a volte, un po’ snobbato…non so il perché! Alcune volte mi sembra che si affrontino gli argomenti dal punto di vista medico, raggirando le soluzioni pratiche necessarie. Diciamo che il lungo capitolo Toilet training, soiling, and bed-wetting non è, a mio parere, tra i più riusciti. Forse perchè cercavo un tipo di aiuto pratico, riguardo al vasino, che non ho riscontrato. Come sempre l’esperienza di vita vissuta ha la meglio!

Togliere il pannolino non significa soltanto affrontare una tappa della crescita con tanto impegno psicologico, stare continuamente con straccio e secchio pronti all’uso e caricare una lavatrice sempre piena! Per una mamma come me, che spesso (quasi sempre!!) si porta sin dai primissimi mesi la figlia nel seggiolino per auto, per fare tutto ciò che c’è da fare fuori casa quando il marito è impegnato, significa mettere in conto l’eventualità dei bagni pubblici! Una delle cose che mi colpì di mia suocera (che ancora non lo era ufficialmente!), quando venne in Italia nel lontano 2002, furono le sue critiche ai “public washrooms”. Prima di entrare in un ristorante andava a visitare il bagno, se era pulito si restava, altrimenti si usciva tutti quanti dopo l’espressione: “If they don’t care about cleaning a public place, what they do in the place that nobody sees (like the kitchen!)”

A distanza di anni, devo darle ragione. Non perchè me ne sia accorta soltanto adesso, ma perchè, quando si tratta di figli ed igiene, ci si fa più caso! A questo punto ho deciso di cercare in google: “public washrooms in Italy”. Il risultato è più o meno questo:

“There aren’t too many public washrooms in Italy in general, your best bet is to go whenever you are in a cafe or restaurant.”

“Public bathrooms are few and far between…..baby change facilities are non-existent in public”

Beh! L’argomento non è dei più eleganti, ma non sempre sono contenta di portare mia figlia in un bagno che sia fuori casa!