ottobre 2008


Come ogni anno, da 8 anni ad oggi (cioè da quando la cultura anglofona è entrata ufficialmente a casa mia 🙂 ), anche questo 31 ottobre ho preparato la zucca/lanterna, Jack ‘o lantern. Tale tradizione si rinnova ogni anno soprattutto con la nascita della mia piccola. Questa è la zucca più grande che abbia mai intagliato:



L’ho scelta tra una di queste:



Mi piace scherzare ed intagliare queste speciali lanterne. Credo, però, che le tradizioni regionali italiane non debbano essere accantonate, nonostante in molti siti italiani si legga:


 “Anche se apparentemente sembra che la celebrazione di Halloween non ci appartenga, almeno nella classica usanza di mascherarsi e di esporre zucche vuote illuminate, in realtà la notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre rappresenta una festività che risale alle nostre più antiche tradizioni”


Da circa 10 anni, ormai, la festa anglo-americana ha contagiato anche i nostri piccoli che girano per le strade bussando alle porte delle signore ignare che spesso al suon di “dolcetto o scherzetto” chiudono il citofono credendo ad un brutto scherzo. Per questo motivo la mia Sofie, anche se oggi a scuola ha festeggiato Halloween con i suoi piccoli compagni travestiti come lei per l’occasione, domani riceverà in regalo, come tutti i bambini siciliani, un tradizionale pupo di zucchero e la frutta martorana nascosta rigorosamente sotto il letto. Dunque Happy Halloween, ma soprattutto Buon ponte di “Ognissanti” a tutti!!



Vi segnalo, inoltre, un video dell’Espresso multimedia (che ho trovato navigando in intenet) dal titolo “Halloween, zucche elettorali” che potete vedere cliccando sull’intero rigo.

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Con tutte le “avversità” che si sono messe insieme nelle ultime settimane per impedirmi una connessione serena (modem guasto, lavori di ristrutturazione a casa e connessione debole con chiavetta che mi impedisce di lasciare commenti in certi siti!), mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso all’inizio di una nuova esperienza per Fia: la scuola dell’infanzia!! E’ già trascorso il primo mese e i vari timori che avevo inizialmente si vanno affievolendo.

Quando l’ho portata il primo giorno eravamo appena tornati dal viaggio americano. La mia preoccupazione maggiore era di farle vivere troppi cambiamenti in così poco tempo. Di certo, la permanenza dai nonni che vivono in un altro continente era stata abbastanza lunga ed avrei voluto lasciarle un po’ di tempo in più per metabolizzare il fatto che non li avrebbe più visti ogni giorno.

Chissà, poi, se avevo fatto bene ad iscriverla in una classe di coetanei invece di una mista ( cioè una classe formata da bambini di 3, 4 e 5 anni). Alla visione di tutti quei bambini che piangevano, mi ero un pò scoraggiata. “I bambini più grandi, forse, sarebbero stati più tranquilli e le avrebbero dato un ambiente più sereno” ho pensato. Oggi, invece, confermo le ragioni per cui ho scelto di iscriverla in una classe di coetanei: “si confronterà con bambini della sua stessa età, in cui anche i possibili litigi saranno proporzionati a loro”. Ricordo ancora quando un bimbo più grande mi diede un pugno immotivato!( io ho invece frequentato una classe mista)

L’orgoglio di sentirla recitare la poesia sull’autunno o cantare canzoncine e filastrocche diverse da quelle che le ho insegnato è indescrivibile! Adesso che i suoi compagnetti si sono abituati all’idea di andare a “scuola” ogni giorno anche lei ci va più volentieri, nonostante non abbia mai pianto per rimanerci, neanche quando non sono io ad accompagnarla. Mamma e papà, infatti, ci alterniamo in base agli impegni lavorativi. Dalla presenza di mio marito, mamme e maestre si sono accorte del bilinguismo di Fia. Eh, si! Perché in un ambiente di Italiani lei utilizza esclusivamente la lingua più “adatta” con cui comunicare, cioè l’Italiano. A meno che non ci sia la presenza del suo daddy (oppure la mia in un contesto inglese) a “condizionarle” la scelta della lingua. Anche i bambini sembrano affascinati da quel linguaggio, per loro incomprensibile, che Fia scambia con il suo papà, da lei chiamato “Daddy”. E che strano modo ha di salutarlo: “bye bye Daddy!!”

I bambini a quell’età, si sa, imparano velocemente, soprattutto quando qualcosa li incuriosisce. Ecco che, all’incontro per l’elezione del rappresentante dei genitori, la mamma di occhiblu mi racconta un episodio:

Mamma di occhiblu: “Ciao, tu devi essere la mamma di Fia, la bimba bilingue! Qualche volta ho visto tuo marito accompagnarla. Le parla inglese, vero?”

Barbaraland: si, Fia è mia figlia. Conosce l’inglese perché mio marito le ha sempre parlato esclusivamente nella sua lingua.

Mamma di occhiblu: Ho visto che (Cia) occhiblu è molto incuriosita ed ha anche imparato da tua figlia qualche espressione in inglese. L’altro giorno ha salutato il suo papà che se ne andava :“Bye, bye, Daddy!” Mio marito, con gli occhi sgranati, mi dice:

Miii!! (tipica espressione siciliana). Che asilo importante!! le insegnano anche l’inglese!!! “

In un momento, come questo, in cui la scuola è in subbuglio e le sue sorti sono in sospeso, non avere più in servizio una maestra valida e professionale è una grande perdita per gli alunni. Il motivo per cui questa maestra non può più svolgere il suo ruolo di educatrice è dato proprio da un’inarrestabile passione verso il suo lavoro: non si è mai risparmiata e, nonostante la sua voce rauca, la sua gola sottoposta a vari interventi e la sua schiena messa a dura prova dalle ore in piedi, non ha mai mostrato segni di cedimento; né verso i “suoi” bambini, né verso le sue responsabilità di coordinatrice di plesso. Le colleghe dicono di lei: “Per noi è un’istituzione.” Alunni di diverse generazioni la fermano per strada e la ringraziano per tutto ciò che gli ha insegnato!!! E non riguarda soltanto la materia scolastica, ma va ben oltre!! Questa maestra, che ieri ha ufficialmente detto “addio” alle aule scolastiche per riconosciuta causa di servizio, lavorerà adesso negli uffici della scuola. La sua passione, il suo senso del dovere e la sua preparazione hanno lasciato il segno!!! Il motto dei suoi figli era: “mamma! Riposati!! Non ti faranno una statua!!” Beh!! Quella statua la maestra bionda l’ha ricevuta virtualmente!! Adesso le riconosco il merito di avermi insegnato sin da piccola cosa significa lavorare con passione e dedizione verso quello che si fa. Grazie Maestra!! Grazie Mamma!!

Visto la nuova opzione di poter inserire un sondaggio eccone uno tutto per voi!!!:

Ho sempre sostenuto che educare una figlia bilingue non significasse soltanto parlare con lei due diverse lingue, ma anche e sopratutto trasmetterle due diverse culture. Quando ho conosciuto M., mio marito, ho subito rafforzato la convinzione che stare accanto a lui avrebbe comportato sia il contatto con una lingua che avevo studiato da anni, l’inglese, e che adesso avrei avuto modo di praticarla con più frequenza, sia la possibilità di comprendere meglio il bagaglio culturale che quella lingua si portava dietro. Ho cercato, dunque, di non fargli perdere le tradizioni a cui era legato maggiormente e che, pur vivendo in un altro paese, riteneva importanti da preservare. Con la nascita di Sofie è stato naturale continuare su questa strada: vivere le tradizioni di due paesi differenti la aiuterà senza dubbio ad arricchirsi sia a livello culturale che sociale, così come è gia successo a noi.

Quando, dunque, arrivano delle date importanti, come quella di ieri del “Canadian Thanksgiving”, la nostra casa si traforma in un’isola nell’isola: si festeggia, in terra siciliana, la festa del ringraziamento canadese con tanto di tacchino e pecan pie. L’unico problema, per quanto mi riguarda, è rappresentato dal reperimento degli ingredienti tipici canadesi in una città di provincia siciliana. Ho girato in lungo e in largo per trovare mirtilli rossi, ma poche tracce. I negozi specializzati che prima li vendevano hanno deciso di smettere per la scarsità della richiesta. E ci credo!!! Chi vuoi che compri cramberry in Sicilia!?! Non mi vergogno a scrivere che in questo senso ci ha aiutato l’apertura di Lidl non tanto lontano da casa, in cui andiamo per comprare prodotti che non si troverebbero nei supermercati italiani. E si!! Perché molto spesso le tradizioni sono legate anche all’aspetto culinario. So che molti non saranno d’accordo con questo concetto, ma alla fine non si può avere l’approvazione di tutti!! 😉

In mancanza di cranberry, che avrebbero dovuto accompagnare il tacchino, quest’anno cambio ricetta!! In un ricettario che avevo comprato qualche anno fa, in uscita con il corriere della sera, La grande cucina, Carni bianche trovo la ricetta del Petto di tacchino alla panna, con peperoni, funghi e panna.

La pecan pie è invece una rivisitazione di due ricette di Martha Stewart. Quindi preferisco pubblicare la ricetta del dolce per non chiedere i diritti a nessuno.

Pecan pie

Ingredienti (1 cup= 250 ml, 1 tsp= 5 ml, 1 tbsp= 15 ml) come convertitore consiglio questo sito

2 ¾ cups di farina
2 teaspoons di zucchero
1 ¼ teaspoon di sale
9 ounces di burro freddo tagliato a pezzetti (250 g)
7 tablespoons di acqua ghiacciata

Miscelare nel mixer farina, zucchero e sale. Aggiungere il burro. Tenere acceso finché non si formano dei piccoli grumi, circa 12 secondi. Aggiungere l’acqua e miscelare tutto il composto per circa 20 secondi. Dividere l’impasto e avvolgerlo nella pellicola trasparente. Mettere in frigo. L’impasto può essere conservato da 1 ora a due giorni. Nel frattempo preparare il composto di noci pecan:

Ingredienti:

4 uova grandi
1 cup di sciroppo d’acero (circa 250 ml)
1/3 cup zucchero di canna
4 tablespoons di burro
Vaniglia
Un pizzico di sale
3 cups di noci pecan

In una ciotola mescolare uova, sciroppo d’acero, zucchero, burro, vaniglia e sale. Aggiungere infine le noci.

Togliere metà dell’impasto dal frigo, stenderlo con il mattarello spolverando con la farina. Imburrare la teglia e sistemarvi la sfoglia, tagliando il bordo in eccesso. Aggiungere il composto alle noci e mettere in forno per circa 50 minuti.

Credo che i prodotti italiani siano i migliori, per la qualità e i materiali utilizzati!! quando poi questi articoli sono fatti a mano acquistano un fascino unico.

Per questo motivo sono molto contenta di promuovere un’iniziativa in cui è possibile vincere delle scarpine tutte italiane. Non mi stupisco affatto dell’entusiasmo mostrato dal sito americano che le ha recensite e che ha inoltre deciso di metterle in palio. Le scarpine in questione sono quelle di Crea Baby Shoes shop, create da Roberta. Tutti possono vincere! Basta partecipare al cosiddetto giveaway. Come?

Ecco alcuni suggerimenti:

  • bisogna segnalare questo Giveaway nel proprio blog lincandolo al post di Berrie Sweet Picks
  • inserite nel vostro blog il pulsante di Berrie Sweet Picks, come quello che trovate qui sotto (nel blog trovate l’HTML sotto l’immagine)

  • scegliete da qui le scarpine che più vi piacciono (vi assicuro che non è molto semplice, sono tutte bellissime!!) e scrivete un commento (in inglese) sul blog di Berrie, specificando se volete un modello maschile o femminile!
  • non dimenticate di lasciare il vostro indirizzo email. Scade il 15 Ottobre!!!!

In bocca al lupo!!!

P.S. visto che non avevo avuto ancora la possibilità, evidenzio anche il link di questo sito di vestiti per bambini http://www.simplycolors.it/ , segnalatomi da Saskia (omonima della ragazza che lo gestisce).


L’arte mi affascina e, pur non essendo un’esperta in materia, mi piace visitare musei e soffermami qualche minuto ad osservare le creazioni che più mi colpiscono. Una delle opere che senza dubbio mi ha fatto riflettere di recente è la Maman di Louise Bourgeois. La Maman è un’opera mastodontica, alta più di nove metri, che al momento della mia visita ad Ottawa è esposta nella piazza del National Gallery of Canada.
Nonostante non conosca della sua esistenza, la visione di quel gigante ragno davanti al museo mi ipnotizza immediatamente con la sua imponenza. Mi prodigo per conoscere il suo nome e lo stupore aumenta quando scopro che è una mamma ragno: Maman. “Strano!!” -mi dico- “chissà perché l’artista ha pensato proprio ad un ragno per rappresentare metaforicamente una mamma!” Istintivamente, sento di disapprovare la sua scelta. Poi, la osservo bene e mi posiziono proprio sotto ad essa per provare quel ritorno “to the realm of childhood”, come consiglia l’opuscolo che le mie mani reggono insieme a mia figlia. Nell’osservare le 20 enormi uova di marmo contenute nella sua sacca, provo una sensazione di protezione ma, nello stesso tempo, non posso fare a meno di notare l’imponenza dell’enorme scultura, che appare a tratti rassicurante, a tratti minacciosa. “In fondo una mamma è anche questo, no?” – mi dico adesso a posteriori. Una mamma protegge i suoi piccoli ed appare minacciosa verso chi vuole far loro del male.
Questa mamma ragno mi intriga a tal punto da portarmi a cercare maggiori informazioni sulla sua… di mamma: Louise Bourgeois. Ho scoperto, così, che Maman è l’immagine emblematica della madre della Bourgeois, Joséphine…una tessitrice. L’artista novantaseienne ha dichiarato che sua madre era la sua “migliore amica, riflessiva, intelligente, paziente, calmante, ragionevole, delicata, sottile, indispensabile, ordinata e di buon consiglio come un ragno.” In un’interessante intervista on line la Bourgeois dichiara inoltre: “My work has always been a recording of my emotions. It’s not a concept that I’m after, but an emotion that I want to keep or destroy. All of my sculptures have the sense of vulnerability and fragility.” Vulnerabilità e fragilità…penso che anche questi aggettivi potrebbero essere riferiti ad una mamma.

Almeno per quanto mi riguarda…

Quale mamma non ha nella mente l’immagine della propria madre la quale, nel bene o nel male, le ha lasciato un segno indelebile. Una volta una mia amica mi ha detto: “dallo psicologo, ho scoperto che la mia depressione derivava da un episodio vissuto da piccola con mia madre…alla fine parte tutto da lì di come siamo adesso, no?!”

Da mamma, e non da figlia, allora dico: “Che grande responsabilità!”

Il Canada è un paese in cui tutto è a portata di famiglia. Per darvi un’idea, esistono anche i bagni pubblici capaci di ospitare una mamma con più bambini, i cosiddetti “family washroom(s)” in cui, in genere, si trovano: un fasciatoio (completo di cintura di sicurezza), lo scarico automatico, uno spazio sufficiente per ospitare due passeggini e persino una comoda poltrona!! In quasi tutti i centri commerciali o all’entrata di una biblioteca ci sono porte automatiche, (previste soprattutto per chi ha la necessità di andare in giro con la sedia a rotelle, ma utili anche a mamme con passeggino) munite di un pulsante, in cui basta premere e la porta si aprirà! Se così non fosse, nessun problema! i Canadesi (almeno la maggior parte) sono sempre pronti ad aiutarti!

Viaggiare con i mezzi pubblici è molto semplice per una famiglia con bambini, perchè i piccoli hanno la priorità su tutti! 😉 Devo ammettere che viaggiare in treno, per esempio, è molto più costoso che in Italia, ma in compenso:

  • i bimbi ricevono in regalo una busta con colori, libretto illustrato completo di giochi e disegni da colorare e persino il modellino in carta di un treno canadese, composto da una locomotiva e 2 vagoni.
  • Alla stazione di Toronto è prevista una sala d’attesa per le famiglie ed anziani che hanno la priorità di salire sul treno e di scegliere i posti a loro riservati.
  • In mancanza, le hostess faranno del loro meglio per trovare una sistemazione adatta alla famiglia. Dopo aver fatto notare che avevamo pagato tre bilgietti, ma c’erano disponibili soltanto due posti e persino lontani, le hostess si sono scusate e dopo 10 minuti circa eravamo in prima classe in posti riservati per 3 o 4 persone, completi di tavolino!! (c’è anche una foto nell’album che lo dimostra! 😉 )

Partendo da questo presupposto, visitare i luoghi che non sono principalmente indirizzati ai bambini diventa semplice ed interessante anche per loro: nel Royal Ontario Museum (ROM) di Toronto, per esempio, si trova un’area dedicata ai dinosauri canadesi, che la famiglia può alternare con la visita ad esposizioni di quadri, di sculture o di aree culturali e tematiche (Egitto, Giappone, etc….una sorta di Louvre in miniatura!). Mia figlia, per esempio, non essendo attratta dai dinosauri, ha preferito visitare la parte riguardante i nativi del Canada, i cosiddetti “first people”. Attenzione a non chiamarli Indiani perché potreste offendere qualcuno!!

In aggiunta ai luoghi e ai musei di cui ho parlato nello scorso post, consiglio le passeggiate in riva al lago di Toronto (lake Ontario), magari di sera in cui si può ammirare la CN tower illuminata; la visita al National Gallery of Canada ad Ottawa, da non perdere l’area riguardante i capolavori del “Group of Seven“, a discapito invece della contestata “Voice of fire“, famosa opera contemporanea che è diventata un caso in Canada per via dell’elevato prezzo pagato dal museo per averla (giudicate voi se ne valeva la pena!!è il quadro che vedete sulla sinistra); e la visita guidata al Parlamento di Ottawa. Da buon stile canadese, in cui tutto deve essere immancabilmente culturale ed educativo, anche il Parliament Hill dispone di guide gratuite! L’esperienza è molto bella, ma la sconsiglio alle mamme di bambini chiacchieroni come la mia, la quale continuava a chiedermi: “mamma, ma se si chiama Parla-mento…perché io non posso parlare?” 😛 Una volta entrati, infatti, tutti devono stare in assoluto silenzio, soprattutto mentre la guida sta parlando….a meno che non facciate come me e Fia: dopo il primo sguardo della guida….mi sono risparmiata di volta in volta il rimprovero, uscendo dalle stanze un attimo prima che iniziasse la spiegazione!! In questo modo ho evitato di annoiare Sofie e mi sono goduta, insieme a lei, il meraviglioso panorama visibile dalle vetrate del Parlamento. Abbiamo anche incontrato i senatori che hanno salutato affettuosi la mia piccola. Lei, dal canto suo, era invece attratta dal loro abito tradizionale completo di cilindro, bastone e …. basette!!

Per finire, non dimenticate il gelato e i cioccolatini di Laura Secord, la visita agli innumerevoli centri commerciali (uno tra tutti il centro commerciale del Québec, in cui si trova Clément per i vestiti dei bambini!! Lì sono impazzita a comprare i piccoli vestiti invernali!!) e una passeggiata nei colorati mercati canadesi. Vedrete peperoni viola, mirtilli blu e patate rosse!!….