L’arte mi affascina e, pur non essendo un’esperta in materia, mi piace visitare musei e soffermami qualche minuto ad osservare le creazioni che più mi colpiscono. Una delle opere che senza dubbio mi ha fatto riflettere di recente è la Maman di Louise Bourgeois. La Maman è un’opera mastodontica, alta più di nove metri, che al momento della mia visita ad Ottawa è esposta nella piazza del National Gallery of Canada.
Nonostante non conosca della sua esistenza, la visione di quel gigante ragno davanti al museo mi ipnotizza immediatamente con la sua imponenza. Mi prodigo per conoscere il suo nome e lo stupore aumenta quando scopro che è una mamma ragno: Maman. “Strano!!” -mi dico- “chissà perché l’artista ha pensato proprio ad un ragno per rappresentare metaforicamente una mamma!” Istintivamente, sento di disapprovare la sua scelta. Poi, la osservo bene e mi posiziono proprio sotto ad essa per provare quel ritorno “to the realm of childhood”, come consiglia l’opuscolo che le mie mani reggono insieme a mia figlia. Nell’osservare le 20 enormi uova di marmo contenute nella sua sacca, provo una sensazione di protezione ma, nello stesso tempo, non posso fare a meno di notare l’imponenza dell’enorme scultura, che appare a tratti rassicurante, a tratti minacciosa. “In fondo una mamma è anche questo, no?” – mi dico adesso a posteriori. Una mamma protegge i suoi piccoli ed appare minacciosa verso chi vuole far loro del male.
Questa mamma ragno mi intriga a tal punto da portarmi a cercare maggiori informazioni sulla sua… di mamma: Louise Bourgeois. Ho scoperto, così, che Maman è l’immagine emblematica della madre della Bourgeois, Joséphine…una tessitrice. L’artista novantaseienne ha dichiarato che sua madre era la sua “migliore amica, riflessiva, intelligente, paziente, calmante, ragionevole, delicata, sottile, indispensabile, ordinata e di buon consiglio come un ragno.” In un’interessante intervista on line la Bourgeois dichiara inoltre: “My work has always been a recording of my emotions. It’s not a concept that I’m after, but an emotion that I want to keep or destroy. All of my sculptures have the sense of vulnerability and fragility.” Vulnerabilità e fragilità…penso che anche questi aggettivi potrebbero essere riferiti ad una mamma.

Almeno per quanto mi riguarda…

Quale mamma non ha nella mente l’immagine della propria madre la quale, nel bene o nel male, le ha lasciato un segno indelebile. Una volta una mia amica mi ha detto: “dallo psicologo, ho scoperto che la mia depressione derivava da un episodio vissuto da piccola con mia madre…alla fine parte tutto da lì di come siamo adesso, no?!”

Da mamma, e non da figlia, allora dico: “Che grande responsabilità!”