agosto 2009


Mamma! voglio imparare tutte le lingue così potrò parlare con tutti i bambini del mondo!” Ecco come Fia ha esordito l’altro giorno. Sarà forse l’effetto del nuovo gioco che le abbiamo da poco regalato, il mappapondo di Barbie,  ma sembra abbastanza convinta. Con mio stupore, ha iniziato a chiedermi di insegnarle il francese (lingua che io conosco) e oggi ha scelto di guardare un dvd di barbie in spagnolo e successivamente in portoghese. Non saranno troppe le lingue in ballo?

Fia ha appena compiuto quattro anni ed è ben consapevole del suo bilinguismo. Non a caso il suo cartone preferito rimane da sempre Dora, the explorer: “E’ bilingue come me!” – esclama felice quando lo guarda in tv. Per fortuna, siamo riusciti a fornirle anche diverse occasioni per constatare l’utilità della conoscenza di un’altra lingua. Parla spesso l’inglese al telefono con i nonni in Canada e da poco ha avuto modo di trascorrere del tempo con gli zii canadesi che sono venuti a trovarci. E’ molto orgogliosa di essere bilingue, ma nella scelta della lingua da parlare è spesso  influenzata dalla mia presenza: preferisce parlare l’italiano anche con gli english speakers….come a non volermi escludere dalla conversazione. Basta però che io mi  allontani, recandomi in un’altra stanza, che immediatamente continua in inglese. Pur se limitato al primo giorno di contatto con gli anglofoni, è un atteggiamento diverso dal quotidiano. E’ per questo motivo che mi incuriosisce! Di solito parla entrambe le lingue contemporaneamente senza nessun problema e nessuna inibizione. Ho avuto come l’impressione che pensi all’inglese come un linguaggio esclusivo tra lei e il suo “daddy”. Sentire parlare l’inglese  in Italia le crea inizialmente un certo stupore, superato però con entusiasmo dopo qualche ora.

Come potrà ricordare chi ha letto i miei precedenti articoli sul bilinguismo, ho sempre avvalorato la tesi che, per un perfetto bilinguismo, si debba iniziare sin da subito a comunicare al bambino nelle due lingue. Fia è una di quei bambini bilingui che vengono chiamati “crib bilinguals” da una ricerca di Trieste pubblicata un pò di tempo fa in un articolo Twice blessed su The Economist. Secondo tale studio i bambini perfettamente bilingui sviluppano una “executive function” del cervello che dona loro dei benefici nell’organizzazione della vita, nella perspicacia e quant’altro. Non è stata di certo questa la motivazione a spingere me e mio marito al bilinguismo di nostra figlia, ma tutto fa brodo per convincere i genitori ad essere fieri della propria lingua ed insegnarla ai loro piccoli, qualunque essa sia!!!

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Ricordo che quando ero piccola sognavo di essere una principessa, spesso disegnavo abiti sfarzosi per le mie bambole e mi addormentavo con la voce di mio padre che mi leggeva storie fantastiche di principesse e principi che vivevano “per sempre felici e contenti!…Buonanotte!”  Tutto è svanito con il passare degli anni in maniera naturale come è giusto che sia. Non è di certo il desiderio represso di quel sogno infantile a spingermi ad assecondare il lato ancora principesco di mia figlia (che ha solo quattro anni!). Di recente, infatti, alla ricerca di un nuovo arredo per la stanza di mia figlia, ho deciso di stupire Fia arredando la sua camera (tende, cuscini, tappeti, lampada e quadri) con il tema delle sue bambole preferite, delle principesse! Ne andavo molto fiera…finchè non sono stata assalita da qualche piccola preoccupazione dopo aver letto in un articolo del timesonline, Is the princess ster[e]otype harming our daughters? , che le bambole di principesse con i loro abiti e il loro aspetto incantevole sarebbero un  esempio deleterio per il futuro delle bambine. Secondo l’ultima idea femminista, le bambole di principesse starebbero per provocare seri danni ad intere generazioni di ragazze. La Women and Work Commission sostiene che la motivazione per cui le donne guadagnano meno degli uomini è da imputare ai loro giochi d’infanzia che le spingerebbero, da grandi, all’imitazione della vita delle principesse, prestando in tal modo  maggiore attenzione all’aspetto esteriore e seguendo un’immagine regressiva ed arretrata della femminilità.

Da donna lavoratrice che crede fermamente nei valori della vita e soprattutto al giusto equilibro in ogni campo, mi sento di affermare di non essere d’accordo con queste  idee. Credo che gli ideali femministi non siano ancora così forti in Italia come nei paesi anglosassoni (o almeno da quello che ho potuto constatare), ma ricordo che, da donna, rimasi leggermente infastidita la prima volta che, in Inghilterra, mi imbattei con certe idee “feminist“. Ho trovato esagerato per esempio notare un perfetto, esatto, uguale numero di volte nell’uso di “he” e “she”  riferito a bambini  in  libri come il dr Spocks, oppure scoprire l’abolizione della vendita di libri come “surprises” (vecchio libro canadese che ho a casa) soltanto perchè la mamma appariva troppo casalinga, sostituita, nei testi rivisti, da una madre camionista !!

Pur se mio marito crede che io abbia fatto una scelta che solamente le femministe avrebbero fatto in Canada, e cioè non accettare di chiamarmi, firmarmi e mettere nel documento “Mrs Nome e Cognome del marito” (ex. Mrs Pinko Pallino) credo che certe idee andrebbero riviste. Mi piace curarmi, ma nello stesso tempo non sono una di quelle che non esce di casa se non è truccata… anzi; mi piacciono i vestiti  ma, se mi capita, esco anche con ciò che indosso per stare a casa. Non credo inoltre che la mia predilezione da bambina per le bambole e per le principesse abbia intaccato così pesantemente le mie scelte lavorative.

Per concludere, credo che la scelta di accorpare tutte le principesse in un’unica immagine sia una scelta di marketing geniale (ed io ci sono caduta in pieno!!), ma nello stesso tempo lascerò la camera  di mia figlia arredata principescamente finchè lo vorrà! Credo che ci siano ben altri pericoli per la psicologia delle bambine che giocare con le bambole.

Oggi data storica per Fia! Ha degli orecchini nuovi di zecca alle orecchie. Ne parliamo da quattro anni, ma aspettavo che fosse lei ad avere voglia di indossare degli orecchini….e per indossare orecchini ci vogliono i buchi alle orecchie! presto fatto.

Forward. Al corso preparto:” scusi ostetrica! ma come funziona adesso con il discorso ‘buchi nelle orecchie’? ” Mi dispiace signora! Questo ospedale è contrario alla pratica barbara di forare le orecchie alle bambine!” Riflettendoci speravo di sentire questa risposta. Alla nascita non ne ho più riparlato, nonostante l’opinione contraria di qualche parente. Per non parlare poi di chi la credesse maschietto, pur se vistosamente bambina con tanto di abito rosa.

Nel corso dei quattro anni varie opinioni si sono alternate: “Fanno bene a non farli più alla nascita! a mia figlia glieli hanno forati in maniera errata e non può idossare alcuni tipi di orecchini!” -dice Bice, un’amica di famiglia. “Sono d’accordo con te! anche con Tizi hanno sbagliato ed ha un buco più alto dell’altro!- ribatte Vita. “Macchè, quando le bambine sono appena nate non sentono dolore nel lobo dell’orecchio, quando crescono invece sentiranno un male!!!” ” e poi…finirà che per timore del dolore rimarrano senza buchi nelle orecchie!”

Non c’è dubbio che indossare un bel paio di orecchini doni più lucentezza al viso di una donna, ma se mia figlia non me lo avesse chiesto ripetutamente, in quanto tutte le sue piccole amiche indossano orecchini, non mi sarei mai decisa: “guarda mamma!” mi disse un giorno- “anche le mie barbie hanno gli orecchini!” Una volta la moglie di un chirurgo mi raccontò che suo marito non si fidò di un semplice gioielliere e portò sua figlia in sala operatoria per forarle i lobi. Non sono arrivata a questo punto…Mi hanno detto che rigirare spesso gli orecchini ed applicare un buon disinfettante dovrebbe bastare per non creare infezioni. Speriamo bene!!!