Ricordo che quando ero piccola sognavo di essere una principessa, spesso disegnavo abiti sfarzosi per le mie bambole e mi addormentavo con la voce di mio padre che mi leggeva storie fantastiche di principesse e principi che vivevano “per sempre felici e contenti!…Buonanotte!”  Tutto è svanito con il passare degli anni in maniera naturale come è giusto che sia. Non è di certo il desiderio represso di quel sogno infantile a spingermi ad assecondare il lato ancora principesco di mia figlia (che ha solo quattro anni!). Di recente, infatti, alla ricerca di un nuovo arredo per la stanza di mia figlia, ho deciso di stupire Fia arredando la sua camera (tende, cuscini, tappeti, lampada e quadri) con il tema delle sue bambole preferite, delle principesse! Ne andavo molto fiera…finchè non sono stata assalita da qualche piccola preoccupazione dopo aver letto in un articolo del timesonline, Is the princess ster[e]otype harming our daughters? , che le bambole di principesse con i loro abiti e il loro aspetto incantevole sarebbero un  esempio deleterio per il futuro delle bambine. Secondo l’ultima idea femminista, le bambole di principesse starebbero per provocare seri danni ad intere generazioni di ragazze. La Women and Work Commission sostiene che la motivazione per cui le donne guadagnano meno degli uomini è da imputare ai loro giochi d’infanzia che le spingerebbero, da grandi, all’imitazione della vita delle principesse, prestando in tal modo  maggiore attenzione all’aspetto esteriore e seguendo un’immagine regressiva ed arretrata della femminilità.

Da donna lavoratrice che crede fermamente nei valori della vita e soprattutto al giusto equilibro in ogni campo, mi sento di affermare di non essere d’accordo con queste  idee. Credo che gli ideali femministi non siano ancora così forti in Italia come nei paesi anglosassoni (o almeno da quello che ho potuto constatare), ma ricordo che, da donna, rimasi leggermente infastidita la prima volta che, in Inghilterra, mi imbattei con certe idee “feminist“. Ho trovato esagerato per esempio notare un perfetto, esatto, uguale numero di volte nell’uso di “he” e “she”  riferito a bambini  in  libri come il dr Spocks, oppure scoprire l’abolizione della vendita di libri come “surprises” (vecchio libro canadese che ho a casa) soltanto perchè la mamma appariva troppo casalinga, sostituita, nei testi rivisti, da una madre camionista !!

Pur se mio marito crede che io abbia fatto una scelta che solamente le femministe avrebbero fatto in Canada, e cioè non accettare di chiamarmi, firmarmi e mettere nel documento “Mrs Nome e Cognome del marito” (ex. Mrs Pinko Pallino) credo che certe idee andrebbero riviste. Mi piace curarmi, ma nello stesso tempo non sono una di quelle che non esce di casa se non è truccata… anzi; mi piacciono i vestiti  ma, se mi capita, esco anche con ciò che indosso per stare a casa. Non credo inoltre che la mia predilezione da bambina per le bambole e per le principesse abbia intaccato così pesantemente le mie scelte lavorative.

Per concludere, credo che la scelta di accorpare tutte le principesse in un’unica immagine sia una scelta di marketing geniale (ed io ci sono caduta in pieno!!), ma nello stesso tempo lascerò la camera  di mia figlia arredata principescamente finchè lo vorrà! Credo che ci siano ben altri pericoli per la psicologia delle bambine che giocare con le bambole.