bilinguismo


In attesa di pubblicare un nuovo articolo, mi preme segnalare una bellissima iniziativa sul bilinguismo inaugurata lo scorso 31 agosto, a cui sono molto fiera di aver partecipato: il “Blogging Carnival on Bilingualism.”

Ecco le date:
– 31.08.09 @ Mummy do that!

– 30.09.09 @ Blogging on Bilingualism.

– 30.10.09 @Bilingual For Fun in cui potete cliccare anche per avere maggiori informazioni.

A presto!!!

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Mamma! voglio imparare tutte le lingue così potrò parlare con tutti i bambini del mondo!” Ecco come Fia ha esordito l’altro giorno. Sarà forse l’effetto del nuovo gioco che le abbiamo da poco regalato, il mappapondo di Barbie,  ma sembra abbastanza convinta. Con mio stupore, ha iniziato a chiedermi di insegnarle il francese (lingua che io conosco) e oggi ha scelto di guardare un dvd di barbie in spagnolo e successivamente in portoghese. Non saranno troppe le lingue in ballo?

Fia ha appena compiuto quattro anni ed è ben consapevole del suo bilinguismo. Non a caso il suo cartone preferito rimane da sempre Dora, the explorer: “E’ bilingue come me!” – esclama felice quando lo guarda in tv. Per fortuna, siamo riusciti a fornirle anche diverse occasioni per constatare l’utilità della conoscenza di un’altra lingua. Parla spesso l’inglese al telefono con i nonni in Canada e da poco ha avuto modo di trascorrere del tempo con gli zii canadesi che sono venuti a trovarci. E’ molto orgogliosa di essere bilingue, ma nella scelta della lingua da parlare è spesso  influenzata dalla mia presenza: preferisce parlare l’italiano anche con gli english speakers….come a non volermi escludere dalla conversazione. Basta però che io mi  allontani, recandomi in un’altra stanza, che immediatamente continua in inglese. Pur se limitato al primo giorno di contatto con gli anglofoni, è un atteggiamento diverso dal quotidiano. E’ per questo motivo che mi incuriosisce! Di solito parla entrambe le lingue contemporaneamente senza nessun problema e nessuna inibizione. Ho avuto come l’impressione che pensi all’inglese come un linguaggio esclusivo tra lei e il suo “daddy”. Sentire parlare l’inglese  in Italia le crea inizialmente un certo stupore, superato però con entusiasmo dopo qualche ora.

Come potrà ricordare chi ha letto i miei precedenti articoli sul bilinguismo, ho sempre avvalorato la tesi che, per un perfetto bilinguismo, si debba iniziare sin da subito a comunicare al bambino nelle due lingue. Fia è una di quei bambini bilingui che vengono chiamati “crib bilinguals” da una ricerca di Trieste pubblicata un pò di tempo fa in un articolo Twice blessed su The Economist. Secondo tale studio i bambini perfettamente bilingui sviluppano una “executive function” del cervello che dona loro dei benefici nell’organizzazione della vita, nella perspicacia e quant’altro. Non è stata di certo questa la motivazione a spingere me e mio marito al bilinguismo di nostra figlia, ma tutto fa brodo per convincere i genitori ad essere fieri della propria lingua ed insegnarla ai loro piccoli, qualunque essa sia!!!

Il primo post su questo argomento ha incuriosito più di 2.400 persone. Beh, effettivamente quando si diventa genitori (di qualsiasi nazionalità) bisogna fare i conti prima o poi con i versi degli animali 🙂 E siccome anche gli animali parlano lingue diverse, ho trovato molto divertente scoprirlo a mò di gioco. Prima di iniziare ringrazio mamma Donatella che mi ha fatto conoscere i versi degli animali olandesi:

In Olanda:

il gallo fa koeklekoo (si pronuncia cucchelecu)
la mucca fa boe boe (buu buu)
la gallina che fa tok tok tok
il treno che fa tjuk tjuk tjuk (ciuk ciuk ciuk)

Mamma Maria Eugenia dos Santos per i versi brasiliani:

il cane fa Au, au. La gallina e il gallo Cocoricò.


E mamma Betta per la rana australiana : ribbet ribbet

E adesso a noi!!

1. Come fa un pappagallo greco?

a) Lora Lora

b) gyuri

c) coco

2. Qual è il verso di un piccolo uccello danese?

a) pip-pipe

b) piep piep

c) tziff-tziff

3. Come canta un gallo finlandese?

a) cock-a-doodle-doo

b) kukko kiekuu

c) coo-koo-ri-koo

4. E come ronza un’ape tedesca?

a) bzz

b) zoum zoum

c) summ summ

Svelerò presto le risposte esatte!!


Da un paio di email inviatemi da mamme che chiedevano consigli per scegliere dei validi libri in inglese per i loro figli, prendo l’idea per questo post. Credo molto nel potere della lettura e con Fia abbiamo iniziato veramente presto a leggerle le storie (non necessariamente favole). Aveva pochi mesi, circa 4, quando Mamma e Daddy le proposero dei piccoli libri, già acquistati prima della sua nascita! 😛 Vista la sua particolare attenzione per le immagini e l’ascolto della nostra voce serena e compiaciuta per la lettura, da lì ne seguirono decine. Divenne per noi una sorta di “gara” giocosa per chi avesse comprato i libri che l’avrebbero coinvolta maggiormente. Purtroppo devo ammettere che ero quasi sempre io a perdere 😦 , non potevo competere con la bellezza delle immagini e l’abilità coinvolgente delle storie inglesi. Quando era irrequieta o piangeva, sapevamo come calmarla, bastava un libro! Credo anche che i libri ci abbiamo aiutato molto per il discorso bilinguismo e per l’evoluzione della sua abilità linguistica.

Quindi, come libri in inglese da consigliare, così come ho scritto anche nelle mie email di risposta, scelgo alcuni classici. Eccoli elencati:

-i libri della collana ladybird. Molto noti anche in Italia. Sono storie consigliate per le prime letture, ma proprio per questo motivo la semplicità delle parole usate e le immagini colorate (soprattutto nel level 1 e level 2) rendono i racconti adatti all’ascolto dei bambini più piccoli. In Italia, ne sono molto fornite le Feltrinelli International.

– I libri di Dr. Seuss, come per esempio The Cat in the Hat e Green Eggs and Ham. Sono brevi e con testi rimati. Molto divertenti!

– Libri di Brian Wildsmith. Sono molto rari, ma le illustrazioni sono molto belle.

Infine, come non citare le celebri storie di Peter Rabbit, di cui Fia ha anche il peluche. I racconti sono un pò lunghi per bambini molto piccoli, ma non possono mancare nella loro libreria personale.

Di libri in inglese ne esistono a migliaia, proprio perché fa parte della cultura anglosassone. Non voglio entrare nella solita polemica, ma è indicativo della cultura italiana il fatto che proprio l’Italia sia uno dei pochi paesi in cui non esiste un sito amazon? A proposito, consiglio questo sito per chi volesse acquistare libri online. E’ molto efficiente e gli ordini arrivano a casa molto velocemente. Basta cliccare nella sezione books sulla sinistra e poi children’s books e il gioco è fatto. Si può usare, come in tutti i siti, un motore di ricerca interno.

Infine una collana di libri inglesi tradotti anche in italiano è rappresentata dalle storie di Milly e Molly. Forse a prima vista potrebbero sembrare dei racconti per bambine, ma non è detto! Basta scegliere le storie più adatte, come per esempio Milly, Molly e Milos, che si può acquistare on line completo di cd. Compro questi libri con piacere anche perché sono stati un successo con Fia. Gioca con le bamboline Milly e Molly, raccontando le storielle. Ho a casa anche il cd rom, che consiglio per il discorso bilinguismo. In esso infatti trovate 4 storie tradotte in 12 lingue.
In conclusione, qualsiasi consiglio sull’argomento sarà molto apprezzato!! 😉

 

Con tutte le “avversità” che si sono messe insieme nelle ultime settimane per impedirmi una connessione serena (modem guasto, lavori di ristrutturazione a casa e connessione debole con chiavetta che mi impedisce di lasciare commenti in certi siti!), mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso all’inizio di una nuova esperienza per Fia: la scuola dell’infanzia!! E’ già trascorso il primo mese e i vari timori che avevo inizialmente si vanno affievolendo.

Quando l’ho portata il primo giorno eravamo appena tornati dal viaggio americano. La mia preoccupazione maggiore era di farle vivere troppi cambiamenti in così poco tempo. Di certo, la permanenza dai nonni che vivono in un altro continente era stata abbastanza lunga ed avrei voluto lasciarle un po’ di tempo in più per metabolizzare il fatto che non li avrebbe più visti ogni giorno.

Chissà, poi, se avevo fatto bene ad iscriverla in una classe di coetanei invece di una mista ( cioè una classe formata da bambini di 3, 4 e 5 anni). Alla visione di tutti quei bambini che piangevano, mi ero un pò scoraggiata. “I bambini più grandi, forse, sarebbero stati più tranquilli e le avrebbero dato un ambiente più sereno” ho pensato. Oggi, invece, confermo le ragioni per cui ho scelto di iscriverla in una classe di coetanei: “si confronterà con bambini della sua stessa età, in cui anche i possibili litigi saranno proporzionati a loro”. Ricordo ancora quando un bimbo più grande mi diede un pugno immotivato!( io ho invece frequentato una classe mista)

L’orgoglio di sentirla recitare la poesia sull’autunno o cantare canzoncine e filastrocche diverse da quelle che le ho insegnato è indescrivibile! Adesso che i suoi compagnetti si sono abituati all’idea di andare a “scuola” ogni giorno anche lei ci va più volentieri, nonostante non abbia mai pianto per rimanerci, neanche quando non sono io ad accompagnarla. Mamma e papà, infatti, ci alterniamo in base agli impegni lavorativi. Dalla presenza di mio marito, mamme e maestre si sono accorte del bilinguismo di Fia. Eh, si! Perché in un ambiente di Italiani lei utilizza esclusivamente la lingua più “adatta” con cui comunicare, cioè l’Italiano. A meno che non ci sia la presenza del suo daddy (oppure la mia in un contesto inglese) a “condizionarle” la scelta della lingua. Anche i bambini sembrano affascinati da quel linguaggio, per loro incomprensibile, che Fia scambia con il suo papà, da lei chiamato “Daddy”. E che strano modo ha di salutarlo: “bye bye Daddy!!”

I bambini a quell’età, si sa, imparano velocemente, soprattutto quando qualcosa li incuriosisce. Ecco che, all’incontro per l’elezione del rappresentante dei genitori, la mamma di occhiblu mi racconta un episodio:

Mamma di occhiblu: “Ciao, tu devi essere la mamma di Fia, la bimba bilingue! Qualche volta ho visto tuo marito accompagnarla. Le parla inglese, vero?”

Barbaraland: si, Fia è mia figlia. Conosce l’inglese perché mio marito le ha sempre parlato esclusivamente nella sua lingua.

Mamma di occhiblu: Ho visto che (Cia) occhiblu è molto incuriosita ed ha anche imparato da tua figlia qualche espressione in inglese. L’altro giorno ha salutato il suo papà che se ne andava :“Bye, bye, Daddy!” Mio marito, con gli occhi sgranati, mi dice:

Miii!! (tipica espressione siciliana). Che asilo importante!! le insegnano anche l’inglese!!! “

Ho sempre sostenuto che educare una figlia bilingue non significasse soltanto parlare con lei due diverse lingue, ma anche e sopratutto trasmetterle due diverse culture. Quando ho conosciuto M., mio marito, ho subito rafforzato la convinzione che stare accanto a lui avrebbe comportato sia il contatto con una lingua che avevo studiato da anni, l’inglese, e che adesso avrei avuto modo di praticarla con più frequenza, sia la possibilità di comprendere meglio il bagaglio culturale che quella lingua si portava dietro. Ho cercato, dunque, di non fargli perdere le tradizioni a cui era legato maggiormente e che, pur vivendo in un altro paese, riteneva importanti da preservare. Con la nascita di Sofie è stato naturale continuare su questa strada: vivere le tradizioni di due paesi differenti la aiuterà senza dubbio ad arricchirsi sia a livello culturale che sociale, così come è gia successo a noi.

Quando, dunque, arrivano delle date importanti, come quella di ieri del “Canadian Thanksgiving”, la nostra casa si traforma in un’isola nell’isola: si festeggia, in terra siciliana, la festa del ringraziamento canadese con tanto di tacchino e pecan pie. L’unico problema, per quanto mi riguarda, è rappresentato dal reperimento degli ingredienti tipici canadesi in una città di provincia siciliana. Ho girato in lungo e in largo per trovare mirtilli rossi, ma poche tracce. I negozi specializzati che prima li vendevano hanno deciso di smettere per la scarsità della richiesta. E ci credo!!! Chi vuoi che compri cramberry in Sicilia!?! Non mi vergogno a scrivere che in questo senso ci ha aiutato l’apertura di Lidl non tanto lontano da casa, in cui andiamo per comprare prodotti che non si troverebbero nei supermercati italiani. E si!! Perché molto spesso le tradizioni sono legate anche all’aspetto culinario. So che molti non saranno d’accordo con questo concetto, ma alla fine non si può avere l’approvazione di tutti!! 😉

In mancanza di cranberry, che avrebbero dovuto accompagnare il tacchino, quest’anno cambio ricetta!! In un ricettario che avevo comprato qualche anno fa, in uscita con il corriere della sera, La grande cucina, Carni bianche trovo la ricetta del Petto di tacchino alla panna, con peperoni, funghi e panna.

La pecan pie è invece una rivisitazione di due ricette di Martha Stewart. Quindi preferisco pubblicare la ricetta del dolce per non chiedere i diritti a nessuno.

Pecan pie

Ingredienti (1 cup= 250 ml, 1 tsp= 5 ml, 1 tbsp= 15 ml) come convertitore consiglio questo sito

2 ¾ cups di farina
2 teaspoons di zucchero
1 ¼ teaspoon di sale
9 ounces di burro freddo tagliato a pezzetti (250 g)
7 tablespoons di acqua ghiacciata

Miscelare nel mixer farina, zucchero e sale. Aggiungere il burro. Tenere acceso finché non si formano dei piccoli grumi, circa 12 secondi. Aggiungere l’acqua e miscelare tutto il composto per circa 20 secondi. Dividere l’impasto e avvolgerlo nella pellicola trasparente. Mettere in frigo. L’impasto può essere conservato da 1 ora a due giorni. Nel frattempo preparare il composto di noci pecan:

Ingredienti:

4 uova grandi
1 cup di sciroppo d’acero (circa 250 ml)
1/3 cup zucchero di canna
4 tablespoons di burro
Vaniglia
Un pizzico di sale
3 cups di noci pecan

In una ciotola mescolare uova, sciroppo d’acero, zucchero, burro, vaniglia e sale. Aggiungere infine le noci.

Togliere metà dell’impasto dal frigo, stenderlo con il mattarello spolverando con la farina. Imburrare la teglia e sistemarvi la sfoglia, tagliando il bordo in eccesso. Aggiungere il composto alle noci e mettere in forno per circa 50 minuti.

Tanti impegni in questi giorni… dunque un post breve soltanto per descrivere la crescente curiosità linguistica di mia figlia e la sua voglia di sapere nelle due lingue, italiano e inglese, tutti i termini che impara. Ha capito che ogni cosa, ogni essere animato e non, ha un nome… dunque continua ad interrogarci su tutto quello che le capita di sentire e di vedere, chiedendo con impeto: “Come si dice ‘x’ in italiano?” “How do you say ‘y’ in English?”. Certe volte succede anche che sia lei a farci da “traduttrice”, come nel caso delle stelle filanti, rimaste da carnevale. “Stelle filanti?”- chiede mio marito. “Streamers, Daddy!” risponde mia figlia!

Devo ammettere che spesso trovo un po’ di difficoltà nel fare al volo (come pretende lei!) la traduzione simultanea in italiano, essendo l’inglese una lingua più diretta. Ecco che al parco: “Mamma! ‘Seesaw’ in italiano si dice….?” Oddio! Penso un attimo…:“Altalena…a bilico!!”. Avete un termine migliore? Ammetto che il corrispettivo inglese è più simpatico, infatti mia figlia lo preferisce. Mr Daddy le insegna tantissime parole inglesi e soprattutto i nomi di animali. “Mamma, ‘flamingo’ in italiano si dice…?”- “Fenicottero…tesoro!”; – “Mamma…..’puffin’ in italiano si dice…?”. “Ehm….aspetta un po’…!” Ecco quando arriva il supporto del dizionario bilingue! Velocemente vado a cercare: “pulcinella di mare!”. Pfiu! Per questa volta mi è finita bene! 😉

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