mia figlia


Oggi data storica per Fia! Ha degli orecchini nuovi di zecca alle orecchie. Ne parliamo da quattro anni, ma aspettavo che fosse lei ad avere voglia di indossare degli orecchini….e per indossare orecchini ci vogliono i buchi alle orecchie! presto fatto.

Forward. Al corso preparto:” scusi ostetrica! ma come funziona adesso con il discorso ‘buchi nelle orecchie’? ” Mi dispiace signora! Questo ospedale è contrario alla pratica barbara di forare le orecchie alle bambine!” Riflettendoci speravo di sentire questa risposta. Alla nascita non ne ho più riparlato, nonostante l’opinione contraria di qualche parente. Per non parlare poi di chi la credesse maschietto, pur se vistosamente bambina con tanto di abito rosa.

Nel corso dei quattro anni varie opinioni si sono alternate: “Fanno bene a non farli più alla nascita! a mia figlia glieli hanno forati in maniera errata e non può idossare alcuni tipi di orecchini!” -dice Bice, un’amica di famiglia. “Sono d’accordo con te! anche con Tizi hanno sbagliato ed ha un buco più alto dell’altro!- ribatte Vita. “Macchè, quando le bambine sono appena nate non sentono dolore nel lobo dell’orecchio, quando crescono invece sentiranno un male!!!” ” e poi…finirà che per timore del dolore rimarrano senza buchi nelle orecchie!”

Non c’è dubbio che indossare un bel paio di orecchini doni più lucentezza al viso di una donna, ma se mia figlia non me lo avesse chiesto ripetutamente, in quanto tutte le sue piccole amiche indossano orecchini, non mi sarei mai decisa: “guarda mamma!” mi disse un giorno- “anche le mie barbie hanno gli orecchini!” Una volta la moglie di un chirurgo mi raccontò che suo marito non si fidò di un semplice gioielliere e portò sua figlia in sala operatoria per forarle i lobi. Non sono arrivata a questo punto…Mi hanno detto che rigirare spesso gli orecchini ed applicare un buon disinfettante dovrebbe bastare per non creare infezioni. Speriamo bene!!!

Con tutte le “avversità” che si sono messe insieme nelle ultime settimane per impedirmi una connessione serena (modem guasto, lavori di ristrutturazione a casa e connessione debole con chiavetta che mi impedisce di lasciare commenti in certi siti!), mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso all’inizio di una nuova esperienza per Fia: la scuola dell’infanzia!! E’ già trascorso il primo mese e i vari timori che avevo inizialmente si vanno affievolendo.

Quando l’ho portata il primo giorno eravamo appena tornati dal viaggio americano. La mia preoccupazione maggiore era di farle vivere troppi cambiamenti in così poco tempo. Di certo, la permanenza dai nonni che vivono in un altro continente era stata abbastanza lunga ed avrei voluto lasciarle un po’ di tempo in più per metabolizzare il fatto che non li avrebbe più visti ogni giorno.

Chissà, poi, se avevo fatto bene ad iscriverla in una classe di coetanei invece di una mista ( cioè una classe formata da bambini di 3, 4 e 5 anni). Alla visione di tutti quei bambini che piangevano, mi ero un pò scoraggiata. “I bambini più grandi, forse, sarebbero stati più tranquilli e le avrebbero dato un ambiente più sereno” ho pensato. Oggi, invece, confermo le ragioni per cui ho scelto di iscriverla in una classe di coetanei: “si confronterà con bambini della sua stessa età, in cui anche i possibili litigi saranno proporzionati a loro”. Ricordo ancora quando un bimbo più grande mi diede un pugno immotivato!( io ho invece frequentato una classe mista)

L’orgoglio di sentirla recitare la poesia sull’autunno o cantare canzoncine e filastrocche diverse da quelle che le ho insegnato è indescrivibile! Adesso che i suoi compagnetti si sono abituati all’idea di andare a “scuola” ogni giorno anche lei ci va più volentieri, nonostante non abbia mai pianto per rimanerci, neanche quando non sono io ad accompagnarla. Mamma e papà, infatti, ci alterniamo in base agli impegni lavorativi. Dalla presenza di mio marito, mamme e maestre si sono accorte del bilinguismo di Fia. Eh, si! Perché in un ambiente di Italiani lei utilizza esclusivamente la lingua più “adatta” con cui comunicare, cioè l’Italiano. A meno che non ci sia la presenza del suo daddy (oppure la mia in un contesto inglese) a “condizionarle” la scelta della lingua. Anche i bambini sembrano affascinati da quel linguaggio, per loro incomprensibile, che Fia scambia con il suo papà, da lei chiamato “Daddy”. E che strano modo ha di salutarlo: “bye bye Daddy!!”

I bambini a quell’età, si sa, imparano velocemente, soprattutto quando qualcosa li incuriosisce. Ecco che, all’incontro per l’elezione del rappresentante dei genitori, la mamma di occhiblu mi racconta un episodio:

Mamma di occhiblu: “Ciao, tu devi essere la mamma di Fia, la bimba bilingue! Qualche volta ho visto tuo marito accompagnarla. Le parla inglese, vero?”

Barbaraland: si, Fia è mia figlia. Conosce l’inglese perché mio marito le ha sempre parlato esclusivamente nella sua lingua.

Mamma di occhiblu: Ho visto che (Cia) occhiblu è molto incuriosita ed ha anche imparato da tua figlia qualche espressione in inglese. L’altro giorno ha salutato il suo papà che se ne andava :“Bye, bye, Daddy!” Mio marito, con gli occhi sgranati, mi dice:

Miii!! (tipica espressione siciliana). Che asilo importante!! le insegnano anche l’inglese!!! “

Davvero poco tempo da dedicare on-line in questi giorni, tra preparativi per il viaggio, l’inizio dei saldi e ultimi regali da comprare. Più si avvicina il giorno della partenza, più penso a cosa porterò con me per distrarre Sòfie da tutte quelle ore di volo. E’ stata la prima domanda che mi sono posta quando abbiamo acquistato il biglietto qualche mese fa. Mia figlia è una bambina dinamica, sempre in movimento. Ricordo ancora quando andai a richiedere il suo passaporto. L’agente, che aveva notato la sua vivacità, esclamò: “Povero aereo!”. Ed io, avendo colto il tono scherzoso: “…povera me!!”. In realtà, la mia piccola, nonostante la sua tenera età, ha già viaggiato in aereo parecchie volte e l’estate scorsa ci siamo anche concesse una viaggio a Roma da sole. Era molto curiosa ed è stata bravissima. Come per le altre volte, porterò parecchi giochi e molte storie da leggere, ma ovviamente le ore di volo saranno molto più numerose questa volta… il nord America è lontano! Ho fatto una breve ricerca in internet per cercare qualche consiglio. Da ezinearticles estrapolo e riassumo alcuni “Tips to Surviving Plane Travel with Kids”:

  • Viaggiare preparati. Portare giochi per distrarre i bambini durante il volo come matite colorate e carta da disegno.
  • Giocare di anticipo. Per i bambini dai 2 ai 10 anni si può trasmettere l’entusiasmo di volare ed informarli riguardo al tipo di aereo su cui si volerà.
  • Portare degli snacks. Anche quelli aiutano a distrarsi e sono sempre di meno le compagnie che li forniscono!!!
  • Ascoltare musica. Portare un iPod o un Walkman per fare sentire la sua musica preferita (io so già che lo farò, perchè mia figlia adora la musica! lo faccio anche in auto!)
  • Vestirli a strati. Se si viaggia da un emisfero all’altro la temperatura può variare. (E’ stato così per me quando sono andata la prima volta. In America preferiscono un livello di aria condizionata molto basso!!! troppo per una meridionale come me!)
  • Tenerli d’occhio e ben stretti a sè. Gli aeroporti possono essere molto affollati e può essere facile perdersi!!! (non ci voglio neanche pensare!!)
  • Bere molto. In volo può essere facile perdere l’idratazione.

I consigli che fornisce il sito in inglese sono in tutto 16, tutti utili, da dare un’occhiata se interessa l’argomento. Mi ha fatto piacere leggerli e pur conoscendo già parecchi dei consigli, mi hanno dato l’occasione per rifletterci su. Sono ben accetti, dunque, i pareri e consigli di altre mamme (se non sono già in vacanza!).

Come si nota, in questo elenco non si fa cenno (fortunatamente!!) a quella che sembra sia diventata ormai una moda per i genitori americani, cioè somministrare sedativi ai loro figli! Ne ha parlato persino Fox News, esortando i genitori ad evitarli a causa dei danni che possono provocare. Non mi è mai passato per la testa di ricorrere a sedativi per calmare la vivacità di mia figlia, anche nelle situazioni più difficili!!!!! Una mia amica (italiana!) mi diceva che il suo pediatra glieli ha consigliati per smettere di allattare il suo bimbo di 18 mesi. Lo trovo assurdo, così come ho trovato assurdo, sul sito specifico flyingwithkids, il solo pensiero di considerare i sedativi come una possibile soluzione per addormentare i bambini in volo. Nel sito si consigliano anche i tipi di sedativi, anche se si avvisa i genitori di decidere in anticipo se adoperarli!

Gli unici sedativi che userò per mia figlia saranno la curiosità, la lettura, i giochi, l’osservazione, tante coccole, musica e…. tanta tanta pazienza!!!!

Rimasta sola, Macchietta si gira verso il sole. Ma non ha più voglia di staccarlo dal cielo. – Il sole non è il tesoro che cercavo. Lo splendore della sua luce e il calore dei suoi raggi fanno di lui il tesoro della vita.” Tratto da Il Sole a che cosa serve? di Sophie Bellier, Larus, 2003.

Quando ero ragazza, le vacanze estive erano sinonimo di sole e mare nella spiaggia della mia cittadina. I giorni estivi erano intervallati da qualche viaggio sparso nei paesi anglofoni. Da quando conosco mio marito, i due fattori si sono esattamente invertiti: vacanze estive nei paesi anglofoni intervallate da giorni al mare. Resto comunque profondamente affascinata dal mare, che per forza di cose fa rima anche con sole. Ecco che, appena ho avuto il primo momento libero dall’intenso lavoro di queste ultime settimane, ho lasciato tutto quello che avrei dovuto fare a casa ed ho portato mia figlia al mare, che tra l’altro era molto nervosa per le mie insolite assenze prolungate! Ho fatto finta di non notare che il costume acquistato l’anno scorso a fine estate mi venisse leggermente stretto e, bianca come la neve, mi sono diretta in auto verso il mare!! (per i figli questo ed altro!!! non l’avrei mai fatto qualche anno fa!).

Quando penso al mare e al sole mi vengono in mente solo cose positive, nonostante negli ultimi anni, a contatto con english speakers, ho sentito solo pareri negativi. Ero sicura che cercando tra i giornali inglesi online avrei trovato qualcosa in merito. La ricerca non è stata così difficile, ed è stata esaudita collegandomi nel primo sito della lista. Nella sezione life & style di “The independent” esce oggi un articolo “How to have a healthy holiday” (per il resto molto interessante, devo ammetterlo!) in cui, nello stile inglese, si demonizzano ancora una volta i raggi solari: “It is also the quickest route to skin cancer and to accelerated ageing…..Children (and adults) with fair skin are at the greatest risk.” Assolutamente d’accordo con il fatto che un’eccessiva esposizione al sole possa provocare danni alla pelle, ma forse perchè me lo sono sentito ripetere un pò troppo spesso (senza nessun motivo fondato nei miei confronti), ho deciso che nel mio blog parlerò degli effetti positivi che mi hanno regalato il mare ed il calore del sole. Voglio precisare però, come ho commentato anche su un blog amico, (che segnalo anche per le regole per proteggere i bambini dal sole), che proteggo mia figlia con un filtro solare ad altissima protezione, visto che ha una pelle molto chiara, ed evito di portarla al mare nelle ore più calde che, dietro consiglio del pediatra, vanno dalle 10:00/10:30 alle 17:00/17:30. Non sono però lo stile di mamma, come la mia cara amica inglese che, ospite da noi l’estate scorsa con la famiglia, ha costretto il suo bimbo di 5 anni anni a restare in spiaggia con una sorta di muta subacquea nera, solo per evitare il contatto della sua pelle con il sole.

Fermo restando che l’esposizione controllata ai raggi solari arricchisce l’organismo di vitamina D, questi sono i benefici del mare che conosco da mamma (che non è medico!!!):

  • l’aria del mare è molto ricca di iodio in particolare nelle ore del mattino
  • passeggiare in acqua favorisce la circolazione del sangue. (Ho provato un gran sollievo alle mie gambe stanche!)
  • passeggiare nella sabbia a piedi scalzi aiuta a combattere i piedi piatti nei bambini.
  • l’acqua del mare è un aerosol naturale ed aiuta i bimbi a liberare il nasino raffreddato
  • mia figlia si stanca tantissimo, con il risultato che mangia con più appetitto e la sera dorme più serenamente.
  • Ha, inoltre, imparato a camminare (due anni fa ormai) grazie anche alla sabbia del mare, sulla quale aveva meno paura di cadere.
  • per finire, ma non meno importante, il mare migliora l’umore. Mia figlia, nervosa per la mia assenza, è ritornata felicissima per aver trascorso con la mamma quelle ore spensierate, nuotando insieme nell’acqua salata. Per quanto riguarda la mamma, ha dimenticato per un pò i motivi che l’hanno tenuta giù di tono negli ultimi giorni.

Segnalo inoltre un sito italiano in cui si dice che “i bambini devono essere portati in vacanza perché possano godere dei benefici del sole e dell’aria pulita.”

E allora chi bisogna ascoltare, coloro che asseriscono i benefici del sole e del mare a tutti i costi o chi ne evidenzia gli aspetti negativi, come fanno gli inglesi? Io sono del parere che con i giusti accorgimenti ci sono soltanto lati positivi nel portare i bimbi in spiaggia!!!

Settembre: gioco preferito di Sòfie: il suo trenino di legno. Costruisce il circuito con i binari e poi sposta il suo trenino dalla stazione di partenza a quella di arrivo, che guarda caso hanno lo stesso nome delle reali stazioni da cui parte e arriva la mamma per andare al lavoro.

Dicembre: gioco preferito di Sòfie: la cucina giocattolo. Cucina alle sue bambole i loro cibi preferiti…proprio come fa la mamma durante le vacanze natalizie.

Giugno: gioco preferito di Sòfie: macchine di ogni tipo! La mustang della barbie per portare le bambole al parco o in giro a trovare le amichette, la macchina bilingue a cui raccontare le storie, l’auto elettrica su cui salire e andare al lavoro…proprio come fa adesso la mamma.

Non è proprio l’immagine che mamma Barbara si era fatta di sè stessa, ma forse le poteva andare peggio! Quante volte l’ideale delle mamme corrisponde a quello che realmente hanno i figli?

Visto che le piace tanto giocare con i mezzi di trasporto della mamma, chissà se a luglio giocherà con l’aereo… questa volta per partire insieme a mamma e papà e trascorrere meravigliosi momenti insieme!!


Tanti impegni in questi giorni… dunque un post breve soltanto per descrivere la crescente curiosità linguistica di mia figlia e la sua voglia di sapere nelle due lingue, italiano e inglese, tutti i termini che impara. Ha capito che ogni cosa, ogni essere animato e non, ha un nome… dunque continua ad interrogarci su tutto quello che le capita di sentire e di vedere, chiedendo con impeto: “Come si dice ‘x’ in italiano?” “How do you say ‘y’ in English?”. Certe volte succede anche che sia lei a farci da “traduttrice”, come nel caso delle stelle filanti, rimaste da carnevale. “Stelle filanti?”- chiede mio marito. “Streamers, Daddy!” risponde mia figlia!

Devo ammettere che spesso trovo un po’ di difficoltà nel fare al volo (come pretende lei!) la traduzione simultanea in italiano, essendo l’inglese una lingua più diretta. Ecco che al parco: “Mamma! ‘Seesaw’ in italiano si dice….?” Oddio! Penso un attimo…:“Altalena…a bilico!!”. Avete un termine migliore? Ammetto che il corrispettivo inglese è più simpatico, infatti mia figlia lo preferisce. Mr Daddy le insegna tantissime parole inglesi e soprattutto i nomi di animali. “Mamma, ‘flamingo’ in italiano si dice…?”- “Fenicottero…tesoro!”; – “Mamma…..’puffin’ in italiano si dice…?”. “Ehm….aspetta un po’…!” Ecco quando arriva il supporto del dizionario bilingue! Velocemente vado a cercare: “pulcinella di mare!”. Pfiu! Per questa volta mi è finita bene! 😉

Galleggia o non galleggia (will it float?) è il format di un gioco molto comune nei varietà americani. David Letterman si divertiva a scoprire quali oggetti galleggiavano e quali invece affondavano. Ecco, forse mia figlia trova lo stesso divertimento…Chissà perchè, ma trova piacere a gettare tutto ciò che trova nell’acqua, atteggiamento molto comune nell’età dei “terribile twos”. Di recente, ha buttato il mio cellulare nel water, in cui sono finiti anche spazzolino da denti, caramelle e roba varia (!?!). Chi legge starà forse pensando: “ma questa bimba è lasciata incustodita?!” Vi assicuro, mi ritenevo una madre molto attenta e previdente, ma quest’anno mi sto mettendo seriamente in discussione: me ne combina sempre una, e spesso io sono a due passi da lei! Odio quelli che mi dicono: “devi stare attenta!!” Mi fanno sentire più inadeguata nel mio ruolo di mamma.

La giornata del 25 Aprile, per esempio, è stata molto intensa, con il sole che splendeva e tanta aria pura. Ho conosciuto una ragazza africana che parla benissimo l’inglese e che abita nella mia zona. I nostri figli hanno fatto amicizia, ma come spesso accade, i bambini desiderano i giochi degli altri… Suo figlio, di qualche anno più grande della mia, aveva messo gli occhi sulla macchinina della bimba. Lei, di contro desiderava il suo video game. Così decidono di scambiarsi i giochi. Il bimbo lo cede ad una condizione : “Non lo rompere!”. Lui si allontana con il gioco di mia figlia e lei tutta contenta con il giochino elettronico. “Che bello, posso rilassarmi un po’, lei sembra tranquilla!”. Penso. Come sempre ecco che me la combina!!! In un lampo la vedo gettare il giochino elettronico nell’unico posto dove c’era acqua sufficiente per bagnare il meccanismo interno. Disperata, cerco subito di asciugarlo, svito con la punta di un coltello la vite per togliere subito le batterie, ma tutto inutile! ( 😦 ) Sembrava che fosse stato nell’acqua del mare per mesi. A questo punto non avevo scelta!!! Imbarazzatissima, affido la bambina ai miei, e mi avvicino alla madre del bimbo, che nel frattempo si intratteneva con altre persone: “Mi dispiace tantissimo!- affermo rossa per l’imbarazzo-“ il bambino gliel’ha prestato, ma mia figlia l’ha buttato nell’acqua”… E tiro fuori il gioco ancora gocciolante.“Potrei sapere dove l’avete comprato, così glielo ricompro!!?”. 😉

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